Basarabia

by nikita


2016/12/04, 06:47



downloadFin dal primo giorno che ho messo piede sui marciapiedi sconnessi di Chisinau ho sentito parlare di Basarabia. Ricordo che mi chiesi cosa avesse a che fare la Moldova con i cammelli, il deserto e Maometto. In un primo momento ho pensato anche fosse un quartiere della capitale dove abitavano gli arabi. Come Little Italy di New York lo era per gli italiani all’inizio del XX° secolo. Ero curioso di vedere il quartiere dove abitavano gli arabi tanto è vero che un giorno chiesi a mia moglie dove si trovava. Quando facevo queste domande mia moglie nutriva forti dubbi sulla opportunità di aver contratto matrimonio con un italiano. Ero tratto in inganno dalle assonanze italiche di quel “arabia”e dal fatto, a quanto mi dicevano, che in Moldova era presenti molti turchi. Era un pensiero sbagliato perché i turchi non sono di etnia araba.


Con il tempo e dopo aver mangiato qualche quintale di sarmale ho scoperto che la Basarabia non era un quartiere della capitale ma un vasto territorio che comprendeva l’attuale Moldova e l’Ucraina. In pratica la Basarabia era il territorio storico dell’attuale Moldova. Dopo innumerevoli guerre, trattati e varie occupazioni, quel lembo di terra divenne “il paese delle dolci colline” di oggi. Non voglio ricostruire le varie vicende storiche, non sono uno storico e, quello che più mi preme, non vorrei tediare oltre il consentito gli amici che pazientemente leggono queste note, mi limito a fare alcune osservazioni da osservatore indipendente.
La parola Basarabia è difficile ascoltarla nelle discussioni fra la gente, fra il cosiddetto popolo inteso come una comunità di persone di una stessa entità geografica, quella che incontri per strada tanto per intenderci. La gente comune se ne frega della Basarabia è afflitta da ben altri problemi. La magica parolina aleggia invece incontrastata nelle aule delle conferenze, nei simposi, nei congressi, nelle dissertazioni dotte degli intellettuali moldavi. Nelle mie rare frequentazioni con intellettuali del paese delle dolci colline, prima o poi, la magica parolina saltava sempre fuori pronunciata con enfasi dal mio interlocutore non prima di aver inalato una gran quantità di aria, aver gonfiato il petto e rivolto lo sguardo fiero verso ovest, verso la “tara mama”, la Romania.

La parola Basarabia per l’intellighenzia moldava ha assunto durante e dopo gli anni dell’occupazione sovietica un significato che va aldilà della mera etimologia del termine, della geografia o della storia, è divenuta una bandiera, una corrente di pensiero, un rifugio, per alcuni un grido di dolore. Il parola in questione è diventata oggi un copyright, un marchio di chi la pensa in un certo modo, una password per entrare nel dorato mondo di chi sogna una Moldova ritornata nel grembo materno della “Romania Mare”, la grande Romania.

Alle recenti elezioni presidenziali si sono presentati due candidati “unionisti”, due “moldavi per caso” che chiedevano voti promettendo che, una volta eletti, sarebbero andati in pellegrinaggio a Bucarest, percorrendo l’ultimo chilometro in ginocchio, a implorare ai cugini romeni l’unione. I due hanno collezionato, oddio, collezionato, si fa per dire, l’1,8% dei voti uno e lo 0,1% l’altro. Hanno votato per loro solo i parenti stretti e qualche amico. Nonostante il flop elettorale, sono certo che la parola Bassarabia allignerà ancora a lungo sulla bocca di chi pensa che la povera e martoriata Moldova si salverà dallo sfacelo solo unendosi con la Romania. Costoro, manco a dirlo, sono sostenuti dalla creme de la creme di storici e intellettuali moldavi i quali, da almeno un ventennio e più, combattendo strenuamente contro le fustrazioni, hanno delegato ai loro colleghi romeni il compito di stabilire chi sono e da dove provengono.

La Basarabia è Romania com’è scritto sullo striscione della foto? Alcuni pensano di sì, pochi a dire il vero, altri invece, molti di più, dicono di no. Ma è proprio questo il problema più urgente da risolvere per i moldavi?

Nikita


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