La tragedia dimenticata

2013/05/02, 09:00


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L’emigrazione massiccia sta minando alla base la società moldava, le famiglie sono sempre più smembrate e disperate, con il padre o la madre a condurre una vita grama all’estero e i congiunti in patria a spendere i denari guadagnati con lacrime e sangue. Un’infernale giro vizioso fatto di sacrifici e rinunce senza prospettive, per un benessere momentaneo e fittizio pagato a caro prezzo, con figli senza genitori e genitori senza figli, mariti senza mogli e mogli senza mariti, una patria senza popolo e un popolo senza patria.

I moldavi sono condannati a vagare per mezza Europa alla ricerca del “mito benessere”, quel benessere a lungo sognato, cercando di lenire così quelle insopportabili frustrazioni che hanno a lungo covato nel vedere i banconi dei supermercati ricolmi di merci occidentali.

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Il ponte dei cetrioli a buon mercato

2013/04/22, 09:00


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Tre anni fa fu inaugurato in pompa magna il cosiddetto “Ponte dei fiori”, un ponte ristrutturato dopo una sessantina d’anni con i soldi dell’UE per unire la Romania, la “Tzara Mama”, alla terra irredenta, la Besarabia. Quel giorno fa, i due PM moldavo e romeno, si abbracciarono commossi per far contenti un pò tutti: gli “unionisti” moldavi e i fan mai sopiti della “Romania Mare”.

Per alcuni moldavi un sogno che si realizzava! Gli “unionisti” moldavi sognavano migliaia e migliaia di besarabieni con in una mano la bandiera con il buco in mezzo e nell’altra un bouquet di fiori nell’atto di attraversare il ponte cantando “Desteapta-te Romane!”.

Ben pochi moldavi hanno attraversato il ponte da quel dì, per attraversarlo ci vuole un visto, chi non ce l’ha si può spingere libero e felice al massimo a una cinquantina di chilometri all’interno del territorio romeno usufruendo del permesso per il piccolo traffico.

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Qualcuno avvisi Stefan

2013/04/15, 09:00


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Da almeno una ventina d’anni si affrontano in Moldova due fazioni sulla pubblica piazza: una fazione organizza manifestazioni per urlare ai quattro venti siamo romeni e un’altra per urlare siamo moldavi. La gazzarra si ripete a date precise sotto lo sguardo annoiato della maggior parte dei moldavi preoccupati per altri problemi molto più impellenti.

La spettacolo condito da sventolii di bandiere avviene sulla grande piazza centrale di Chisinau poco distante dalla statua di Stefan Cel Mare, l’unico e grande eroe moldavo. L’eroe di Borzesti, chiamato anche “l’Atleta di Cristo” da Papa Sisto IV perchè strenuo difensore della cristianita contro l’impero ottomano, è ormai avvezzo a questi tafferugli ricorrenti, lo “sfintul” non ci fa più caso, ne ha viste tante di queste manifestazioni, assiste sempre più annoiato dall’alto del suo basamento ai tentativi di carpire la sua simpatia.

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Le sarmale

2013/04/14, 09:00


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Se il borsh è il piatto di tutti i giorni, le sarmale o galuste è la specialità culinaria della festa. In Moldova non è festa se non si mettono in tavola i famosi involtini di verza. Le sarmale, ma anche molti altri cibi e tradizioni, sono un retaggio del dominio secolare turco sulle terre dell’europa orientale. In ogni paese dell’europa dell’est esiste una variante degli involtini di verza, cambiano i nomi ma gli ingredienti principali sono quasi sempre gli stessi: foglie di verza o di vite, riso, carne, odori vari.

In Moldova e in Romania si usano foglie di verza “murate”, cioè marinate, che conferiscono alle sarmale un caratteristico gusto acre. In questi paesi non esiste ricorrenza religiosa, matrimonio, compleanno, funerale, senza che in tavola ci siano le sarmale. Se non ci sono le sarmale non è festa! La loro confezione richiede tempo e manualità, non è facile maneggiare le piccole foglie di verza e riempirle per formare il classico fagottino. Le donne moldave hanno sviluppato nel corso degli anni una speciale destrezza nel confezionare piccoli involtini che non superano la grandezza di una noce.

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In paradiso con il basco

2013/04/12, 09:00


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Qualche anno fa è morto mio suocero Petre Vassilievic. Il 12 luglio andavamo sempre a trovarlo per una festicciola in famiglia. Era un brav’uomo Petrica, così lo chiamavano gli amici, una persona mite, in vita sua non aveva fatto del male a nessuno. Non beveva, non fumava, lavorava nel suo orto dalla mattina al tramonto per avere qualcosa da mangiare d’inverno. Era il tipico contadino moldavo. Aveva una sola mania: gli piaceva indossare il basco. Era il suo copricapo preferito, l’indossava sempre, anche quando si coricava per la notte. Un giorno si ammalò di una grave malattia, si mise a letto e non si alzò più.

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L’eremita

2013/04/10, 09:00


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Non conoso italiani che si sono trasferiti in Moldova da single e con il fermo proposito di rimanere tali a lungo. Forse qualche single esiste da queste parti ma devo ammettere che…si nasconde molto bene. Rimanere single in Moldova non è impresa facile, le tentazioni sono quotidiane, anzi "minutiane", prima o poi si finisce quasi sempre per cadere nelle grinfie di qualche bella donna. Di italiani soli soletti qui in Moldova non ne ho visti, forse, chissà, all'insaputa di tutti c'è qualche figlio del bel paese che, per fuggire dalle tentazioni, ha deciso di dedicare all'ascesi, alla contemplazione rinchiudendosi in monastero. Sinceramente la cosa mi sembra improbabile, ma con gli italiani bisogna sempre aspettarsi di tutto. Non so se qualcuno ha fatto ricerche a Saharna o Tipova o in altri monasteri moldavi, non si dice sempre che gli italiani si trovano dappertutto?

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La telefonata

2013/04/08, 09:00


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Ieri ho avuto il solito attacco di convulsioni, il delirium tremens quotidiano. Ho ricevuto la solita telefonata.
Squilla il telefono:
– Pronto! –
– ……… è in casa? – in russo naturalmente.
– No, è uscita – rispondo io in romeno.
Click.

Non fai neanche in tempo a chiedere: – Lei chi è scusi? – che fulmineamente chiudono la telefonata. Chi telefona, forse intuendo che dovranno rispondere alla fatidica e scontata domanda o forse per evitare la fastidiosa ed inutile risposta, si affrettano a interrompere la comunicazione. Devo ammettere che raramente ho avuto il tempo di chiedere: – Ma lei chi diavolo è ? –

Una volta sola ho fatto in tempo a fare un rimbrotto ad un amica di mia moglie: lei mi ha fatto completare educatamente il fervorino del tipo…”E’ buona educazione per chi telefona dire il proprio nome, etc…”, dall’altra parte si udiva un silenzio imbarazzato, nemmeno un fiato, poi, inesorabilmente…il click.
Ho chiesto in giro se è la solita tradizione secolare moldava, non ho avuto risposta, anzi, ho avuto il solito…click.

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I segni nel grano


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E’ un fenomeno noto nel mondo da almeno una trentina d’anni. Sono strane figure apparse nella maggior parte dei casi in Europa in terreni coltivati a cereali in cui le piante appaiono appiattite in modo uniforme formando varie figure geometriche visibili dall’alto. Ne sono state scoperte in gran numero in Inghilterra, alcune anche in Italia. Sono famose quelle che si trovano nel deserto del Perù: figure gigantesche di varie forme attribuibili ai Nazca, un popolo precolombiano vissuto nel 400 d.C.

Chi è stato a disegnare queste figure? Qualche burlone ben organizzato? Gli alieni? Le ipotesi sono tante, alcune suggestive, altre meno. La notizia strabiliante è che anche in Moldova sono apparsi dei “segni nel grano” non più tardi di qualche mese fa in un villaggio di cui non voglio rivelare il nome. Un piccolo villaggio come ce ne sono tanti nel paese delle dolci colline. Sono apparsi proprio in un campo di grano alla periferia della zona abitata. Un bel mattino gli abitanti del luogo hanno scoperto in un campo di grano la seguente scritta gigantesca:
2050
Un numero della misura di 10×30 mt, perfetta nelle linee e nella struttura. Facile immaginare lo stupore e la meraviglia degli abitanti del luogo nel vedere la scritta, in quel villaggio non succede mai nulla, la sonnolenza del luogo viene interrotta solo da qualche “cumatrie” o dai funerali. Il governo ha tenuto la notizia segreta per mesi fino a quando gli esperti, alcuni venuti dall’estero, hanno esaminato minuziosamente il sito e formulato ipotesi  sugli autori e significato dell’iscrizione.

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Il paese delle bisnonne

2013/04/02, 09:00


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Quanti bisnonni ci sono in Italia? Pochissimi. Trisnonni? Scomparsi ormai da secoli! Il perché è facile da spiegare: in Italia ci si sposa sempre più tardi, ormai l’età media di chi si decide al “grande passo” è di 32-33 anni, di conseguenza si decide di mettere al mondo figli a tarda età. Facendo qualche rapido calcolo, nel nostro paese le probabilità che si diventi bisnonni sono molto scarse. Forse solo chi ha la fortuna di campare 100 anni potrà fregiarsi di questo titolo!

In Moldova invece ci si sposa prestissimo, già a 20-22 anni, di conseguenza si diventa nonne/i a 42-43 anni e bisnonni a 62-65. Non è raro vedere in Moldova delle splendide nonne di 45 anni ancora in forma e direi ancora piacenti. Ho conosciuto delle trisnonne di 85-90 anni con qualche comprensibile acciacco ma ancora vispe e vitali. I bambini moldavi hanno la rara fortuna di avere nonni, bisnonni e trisnonni, possono scegliere di farsi “viziare” da una di queste figure o addirittura da tutte e tre!

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L’ipocrita

2013/03/24, 10:00


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Gli ipocriti sono i nientologi del tutto e i tuttologi del niente, assolutamente privi di ironia, corteggiano spudoratamente la banalità. Le doti principali dell'ipocrita sono l'opportunismo e l'adulazione: è disposto a dire e scrivere qualsiasi cosa pur di piacere, risultare simpatico. La sua missione nella vita è strizzare l'occhiolino a tutti, anche agli imbecilli. Anzi, proprio con gli imbecilli si sente perfettamente a suo agio. Non dice mai quello che pensa veramente, ma dice quello che fa piacere ascoltare al suo interlocutore. Cerca di non scontentare nessuno, è un "piacione", da ragione a tutti a fasi alterne, distribuisce pacche sulle spalle e strette di mano a tutti.

E' un fan inconsapevole dell'ossimoro, riesce a inserire nella stessa frase un concetto e il suo contrario, i suoi scritti sono come le profezie di Nastradamus: ognuno ci legge quello che gli fa più comodo.

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