Il cliente senza ciglia (12a parte)

2016/10/14, 16:13


L’indomani mattina, entrando nell’ufficio di Parlicov, lo trovai in compagnia di un tale. Costui era di bassa statura, capelli scuri striati di bianco, abbronzato. Parlava a voce alta e gesticolava, il suo abbigliamento e il suo modo di fare mi fece subito pensare a un compatriota.

– Franco – disse il commissario con il suo italiano stentato – meno male che sei qui, ti presento un collega italiano, l’ispettore Carmine Li Causi. La sua venuta in Moldova mi era stata annunciata dalla Procura di Roma. L’ispettore è venuto per un’inchiesta non ufficiale. Per il momento mi sono fatto aiutare da un interprete per capire quello che dice.

L’ospite italiano si alzò e ci scambiammo una vigorosa stretta di mano. Aveva un aspetto energico e due occhietti indagatori da vero poliziotto.

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Il cliente senza ciglia (11a parte)

2016/10/13, 06:14


Arrivai all’ufficio di Parlicov verso le quindici, riferii immediatamente della visita di Egidio Rosmini, ma non gli parlai di quella di Barbara, senza dimenticare di dirgli dell’incarico che mi aveva conferito.

– E’ tutto in regola Franco – mi disse – Fino ad ora né lui né sua moglie sono in stato d’accusa. Noi continuiamo a cercare l’assassino. E io ti conosco abbastanza per sapere che non cercheresti mai di far sparire prove compromettenti per favorire i tuoi clienti.

– Cleofe Rosmini si è presentata?

– Sì, questa mattina.

– Che atteggiamento ha assunto?

– Freddo. Arrogante. Sprezzante.

– E’ emerso qualcosa di nuovo?

– Sì, ma non molto. Lei non poteva negare di aver incontrato Natalia Ciferni, le dichiarazioni degli impiegati del “Codru” erano chiare.

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Il cliente senza ciglia (10a parte)

2016/10/09, 17:36


– Un’amica? – dissi mettendomi da parte per farla entrare.

– Spero di esserlo, almeno – mi rispose.

L’aiutai a togliersi la pelliccia e i stivali. Indossava una camicetta aderente e una minigonna vertiginosa, il suo profumo invase tutto l’appartamento. Sentii un brivido di piacere salirmi lungo la schiena, mi resi conto che era venuta a farmi visita proprio…come amica!

Le indicai il soggiorno e la seguii. Si muoveva ancheggiando, sicura di sé. Giunti nella sala da pranzo, dette uno sguardo tutto intorno.

– Ha un bel appartamento – disse senza convinzione una frase fatta, in verità il mio appartamento era ridotto proprio male.

La pregai di accomodarsi e le chiesi cosa preferiva bere, del cognac mi rispose. Andai al mobiletto dove conservavo una bottiglia di stagionato cognac Kvint per le grandi occasioni. La produzione del cognac Kvint era uno dei pochi meriti che il moldavo di Chisinau era disposto a riconoscere a Tiraspol, capitale della secessionista repubblica della Transnistria. Questa era proprio un’occasione speciale, accidenti! Riempii due bicchieri, ne porsi uno a lei.

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Il cliente senza ciglia (9a parte)

2016/10/06, 14:26


– No, signore – mi disse il portiere del “Codru”, l’albergo dove avevo incontrato la famiglia Rosmini, restituendomi la foto di Natalia – Non ho mai visto questa signora.

Ero tornato al “Codru” per seguire una certa idea che mi frullava nella testa.

– Ne è certo? – proseguii.

– Assolutamente.

– Eppure la settimana scorsa mi ha detto che sarebbe venuta per incontrare degli amici.

– Può darsi che sia venuta quando non ero in servizio. Siamo in tre a svolgere questo lavoro.

– Ah!

– Siamo in tre. Io comincio alle otto e finisco alle sedici. Il mio collega mi da il cambio fino a mezzanotte. Poi prende servizio il portiere di notte. Non credo che la signora sia venuta di notte, io vi consiglio di parlare con il mio collega del pomeriggio, Andrei.

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Il cliente senza ciglia (8a parte)

2016/10/04, 14:37


La domenica a Chisinau la gente dorme fino a tardi, la città è deserta, decisi di prendermi anch’io una giornata di relax anche se gli eventi stavano precipitando. Il caso Ciferni poteva spettare. Nei giorni di festa, che non sono pochi in Moldova, i moldavi ne approfittano per far visita ai parenti che vivono nei villaggi. Anch’io di solito la domenica, o in altro giorno festivo, lasciavo la città per visitare ai miei suoceri che abitavano in un piccolo villaggio a un centinaio di chilometri dalla capitale. Andavo a trovarli abbastanza spesso, mi trattenevo qualche ora, li accompagnavo a far visita al cimitero per portare un fiore sulla tomba di Alina. Portavo loro qualche bene di conforto, ben sapendo quanto difficili fossero le condizioni di vita nei villaggi. I villaggi moldavi sono quasi tutti spopolati e tristi, molti abitanti hanno scelto la via dell’emigrazione, i pochi che restano conducono un’esistenza grama. Vero è che nello stesso cartello segnaletico all’ingresso di molti villaggi compaiono le parole “benvenuto” e “arrivederci”. Quasi a fugare eccessive illusioni all’occasionale visitatore. I miei suoceri vivevano con la magra pensione e con il magro raccolto di un piccolo orto. Sopravvivevano come potevano, le mie visite erano le uniche occasioni che li teneva legati al mondo, la tragedia della figlia morta ancora giovanissima li aveva segnati per sempre.

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Il cliente senza ciglia (7a parte)

2016/10/02, 05:28


Uscii da casa Parlicov dopo mezzanotte, le strade erano deserte e buie, nevicava piano, con piccoli granelli ghiacciati. Il freddo mi gelava le orecchie e il naso, salii subito in macchina e accesi il motore per riscaldarmi. Il parabrezza era gelato, non vedevo niente, ma non mi andava di scendere e pulirlo. Azionai il tergicristallo con scarso risultato, bestemmiando scesi dall’auto e buttai alcune manciate di neve sul parabrezza. Feci ripartire il tergicristallo con buoni risultati questa volta.

Arrivai a casa verso l’una, mi versai un Cointreau come…liquido antigelo. Mi sedetti in poltrona per fare il punto della situazione.

La presenza a Chisinau di tutti i protagonisti della vicenda criminosa semplificava di molto le cose. A mio avviso l’omicida era da ricercare nei quattro personaggi noti, escluso Pasquale Ciferni. Secondo Parlicov, invece, gli indizi contro Ciferni erano consistenti, egli riteneva che l’ex poliziotto non avesse ucciso la moglie in una crisi di gelosia, opinione questa ormai superata, ma perché rappresentava per lui un pericolo. Quale? Avevo chiesto a Vadim, si era limitato a rispondere che presto avrebbe finito con l’individuarlo.

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Il cliente senza ciglia (6a parte)

2016/09/27, 14:50


Raisa si alzò per riempire i nostri bicchieri. Vuotai il mio in un colpo solo, lei fece altrettanto. Eravamo scossi tutti e due.

– Natalia deve aver scoperto la verità su suo marito leggendo quei racconti – riprese – e istantaneamente avrà provato una profonda avversione per l’uomo che aveva incarcerato suo padre. Natalia, come del resto tutta la famiglia, avrà sempre creduto fermamente nell’innocenza di suo padre.

– Ora, rimane soltanto da cercare il motivo per cui è stata uccisa.

– Può darsi che abbia minacciato il marito e che questi, fuori di sé, le abbia fracassato la testa in preda all’ira.

Mi ero alzato e passeggiavo su e giù per la stanza.

– Uhm! – Diedi un’occhiata al mio bicchiere vuoto, Raisa andò a prendere la bottiglia. Mi servii generosamente.

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Il cliente senza ciglia (5a parte)

2016/09/24, 17:27


La mattina seguente, venerdì, decisi di andare in ufficio più tardi, fuori faceva un freddo cane, rimasi a poltrire sotto le coperte un po’ più a lungo.

Verso le dieci mi alzai, mi feci la barba e mi preparai un caffè con la vecchia mitica moka da una tazza. Di solito accompagnavo il caffè con qualche biscotto di Bucuria, una marca di dolciumi locale, il “Mulino Bianco” moldavo. Mi accorsi con disappunto che la scatola di biscotti, così come il frigorifero, era vuota. Dovevo assolutamente andare al supermercato a fare la spesa!

Mezz’ora più tardi, appena giunto in ufficio, telefonai a Vadim, era occupato in una riunione. Decisi di andare a trovarlo.

Vadim era di pessimo umore, mi accolse con un brontolio e batté il palmo della mano su una cartella piena di documenti che si trovava sul tavolo.

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Il cliente senza ciglia (4a parte)

2016/09/21, 20:23


Comodamente seduto nel mio ufficio sfogliavo le riviste italiane trovate in casa Ciferni. Sapevo tutto ormai sugli scandali, gli amori delle stelline della TV e sui protagonisti dei reality show, ma non scoprii nulla che avesse un qualche rapporto, vicino o lontano, con l’affare Ciferni.

Buttai le riviste su una seggiola e cominciai a avvertire un senso di fame, non ricordavo di aver messo qualcosa sotto i denti, a eccezione del panino, da diverse ore. Decisi di andare all’Andy’s Pizza su Vlaicu Parcalab, un locale della catena Andy’s aperto da poco e frequentato da giornalisti. L’Andy’s Pizza e La Placinte sono la versione moldava dei famosi McDonald’s, frequentate perlopiù da giovani, solo che al posto dei cheeseburgher e patatine fritte, servono zuppe, pizze, “placinte” e “invirtute”, gli snacks della cucina moldava.

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Il cliente senza ciglia (3a parte)

2016/09/14, 14:18


L’indomani mattina, giovedì, appena alzato mi affacciai alla finestra come facevo di solito e mi accorsi che durante la notte la temperatura era scesa notevolmente. Il lungo inverno moldavo, seppur stranamente in ritardo, batteva alle porte. Qualche fiocco di neve danzava nell’aria, la gente infagottata in abiti pesanti si recava al lavoro stando ben attenti a non scivolare sul ghiaccio formatosi durante la notte.

Dopo aver fatto la colazione, mi vestii con la classica mise invernale: due maglie di lana, mutandoni sotto i pantaloni, cappotto, sciarpa e cappello calato fino alle orecchie. Uscii in tutta fretta avventurandomi sui marciapiedi ghiacciati rischiando il ruzzolone ad ogni passo. In questi casi lasciavo sempre l’auto in garage, non mi avventuravo sulle strade ghiacciate.

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