Cuori nella tormenta

by nikita


2014/12/29, 16:42



29122014(002)Ha nevicato tutta la notte. Stamane eravamo alla finestra come due bambini con gli occhi lucidi ad ammirare il grande spettacolo della natura. Siamo subito usciti per affrontare la classica marcia forzata sulla neve a lungo sognata. Aspettavamo questo giorno da mesi. Abbigliamento d’ordinanza: tre maglie di lana, mutandoni lunghi, sciarpa, guantoni, cappello con copri orecchie e tragico cappotto siberiano. Mia moglie sembrava Anna Karenina in procinto di incontrare il Conte Vronskji. Usciamo decisi ad affrontare la bufera con i cuori pieni di emozione. La neve ci sferza la faccia e riempie tutti gli orifizi. Tranne uno.
– Perché ridi? – mi fa mia moglie.
– Non sto ridendo e che non riesco a governare i muscoli facciali – ribatto io biascicando le parole come un ubriaco.
Sbuchiamo su viale Moscova in piena bufera, avanziamo come due soldati dell’Armir durante la ritirata sul Don. Non riuscivamo a tenere gli occhi aperti. Le nostre scarpe affondavano nella neve fresca.
– Non è quello che volevi? – mi fa mia moglie ben sapendo la mia predilezione per la basse temperature e la neve.
– Beh…sì, forse un è un po’ troppo! – rispondo sempre con qualche difficoltà nell’articolare le parole.
Su viale Moscova incontriamo gente meno entusiasta di noi che arrancava nella tormenta. Io comincio a pensare a un rifugio al caldo.
– Andiamo a prendere un caffè al Ristorante Oliva? – propongo e mia moglie accetta subito. “Oliva” è uno

Foto dal Ristorante Oliva

Foto dal Ristorante Oliva

dei ristoranti del nostro quartiere dove non sparano la musica a tutto volume. Dopo un centinaio di metri vediamo in lontananza la scalinata d’accesso al locale, ci appare come il lume di una isba che brilla nel buio della steppa.
Saliamo con qualche difficoltà la scale e entriamo. Ci accodiamo, il locale è quasi vuoto. Un caffè espresso, un caffè americano e una pizzetta in due. Il cameriere mi conosce, gli ho spiegato a suo tempo la differenza fra un espresso lungo e un espresso allungato con l’acqua. Gli ho fatto una romanzina che non scorderà finché campa. Scattiamo qualche foto dalla finestra.
Dopo un’ora, con riluttanza, ci rivestiamo e affrontiamo di nuovo stoicamente la bufera. Risaliamo il viale contro vento questa volta. Si riempie anche quell’orifizio ancora libero!
Dopo duecento metri arriviamo all’incrocio di viale Moscova con strada Miron Costin. Io ero tutto ricoperto di neve, sembravo un grosso pupazzo ma senza la classica carota in bocca. Dai baffi penzolavano delle candeline fatto di materiale che vilascio indovinare.
– Torniamo a casa? – propongo. Mia moglie fa cenno di sì con la testa, anche lei aveva qualche difficoltà a muovere i muscoli facciali.
Ci avviamo verso casa sognando un brodo caldo.

Vista la situazione eccezionale ero disposto anche a sacrificarmi con il borsh.

Nikita


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