Del domani non c’è certezza

by nikita


2014/12/15, 06:20



giovaniC’è nella letteratura italiana un sonetto di Lorenzo De Medici scritto circa cinquecento di anni fa che descrive alla perfezione la situazione attuale dei giovani moldavi.
“Quant’è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuol essere lieto, sia
del domani non c’è certezza.”
Questi pochi versi datati esprimono il concetto del carpe diem, in special modo in quel “domani non c’è certezza”, vivi il presente senza pensare al domani. In queste pochi versi c’è tutto il modo di pensare dei ragazzi moldavi tenendo conto ovviamente della situazione socio-economica del paese. Che dire poi di quel “chi vuol essere lieto, sia”, che in parole povere significa godi ora perché domani non si sa cosa potrebbe succedere? Potrebbe essere il motto dei ragazzi moldavi!
Ma sono loro, i giovani, che dovrebbero cambiare le cose qui in Moldova. E chi sennò? I vecchi, dal punto di vista delle prospettive sociali, contano poco da queste parti, condizionati come sono dal “modo di pensare sovietico”, devastati dalle pensioni da fame e dalle scarse aspettative di vita. La cosiddetta età di mezzo o mezza età, i quarantenni e cinquantenni tanto per intenderci, se ne vedono pochi, la maggior parte è a lavorare in Russia o in Europa e tornano a casa ogni tre mesi per qualche giorno per subito ripartire. Circa un milione di moldavi lavorano all’estero a fronte di una popolazione complessiva di tre milioni e mezzo, facendo due conti, si vede che la Moldova attuale è popolata da vecchi e da ragazzi molto giovani.
I giovani moldavi li definirei gli “utilizzatori finali”, la maggior parte di essi infatti “utilizzano” le rimesse in valuta dei loro genitori, hanno un tenore di vita che i loro padri neanche si sognavano. Chi non ha un genitore che si fa il mazzo all’estero è condannato nella maggior parte dei casi a una vita di stenti e rinunce.
Se si frequentano i bar o i ristoranti della capitale ci si accorge che il 99% dei clienti sono tutti ragazzi fra 18-22 anni, gli unici qui in Moldova ad avere denaro e voglia di spenderli. Da lunedì alla domenica questi locali sono pieni di ragazzi, è difficile persino trovare un tavolo libero, io li chiamo affettuosamente quelli di “una pizza in quattro”. La spesa per trascorrere la serata si aggira intorno ai 40 lei a testa, 2,50 euro circa, una spesa considerevole in rapporto ai salari moldavi. Chi vive con il salario moldavo non può certo spendere queste cifre, si deve accontentare del “una tantum” invece del “una semper” di molti altri.
Un punto a favore dei giovani moldavi è il loro impegno scolastico, a quanto mi dicono, in Moldova la scuola è ancora una cosa seria. Anche se anche qui pesa il fatto di avere denari a disposizione per i “regalini” agli insegnanti. Meglio comunque delle scuole italiane frequentate da giovani ormai svuotati di ogni ambizione culturale condizionati da una società in grave crisi di valori che manda messaggi del tipo “è meglio un bel paio di tette che una laurea”. La scuola italiana è ormai un ricettacolo di sciagurati, debosciati, viziati che al mattino vanno a scuola per incontrare gli amici di baldoria, affascinati più dai prodigi del telefonino che dalla storia e la geografia. Ne sa qualcosa il sottoscritto che ha insegnato nei licei per trentasei anni.
I giovani moldavi di oggi, così come i giovani italiani di qualche decennio fa, corrono il pericolo di essere colonizzati dalla invadente e preponderante cultura americanoide a scapito della loro cultura e tradizioni. Si va diffondendo fra i giovani l’idea sballata che tutto ciò che arriva dall’occidente attraverso i media è trendy, una parolaccia che significa che è di moda, che fa tendenza. Presto i giovani moldavi si troveranno a vestire allo stesso modo, a parlare allo stesso modo, a mangiare allo stesso modo, ascoltare la stessa musica e, quello che è più allarmante, a pensare allo stesso modo. E’ il pensiero unico tanto in auge in occidente: i giovani visti come fruitori e consumatori di beni.
Abito vicino a un liceo, spesso vedo passare i giovani agghindati con i loro vestitini puliti, ignari poverini che fa non molto diventeranno come i giovani italiani.

Nikita


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