Il cliente senza ciglia (4a parte)

by nikita


2016/09/21, 20:23



Comodamente seduto nel mio ufficio sfogliavo le riviste italiane trovate in casa Ciferni. Sapevo tutto ormai sugli scandali, gli amori delle stelline della TV e sui protagonisti dei reality show, ma non scoprii nulla che avesse un qualche rapporto, vicino o lontano, con l’affare Ciferni.

Buttai le riviste su una seggiola e cominciai a avvertire un senso di fame, non ricordavo di aver messo qualcosa sotto i denti, a eccezione del panino, da diverse ore. Decisi di andare all’Andy’s Pizza su Vlaicu Parcalab, un locale della catena Andy’s aperto da poco e frequentato da giornalisti. L’Andy’s Pizza e La Placinte sono la versione moldava dei famosi McDonald’s, frequentate perlopiù da giovani, solo che al posto dei cheeseburgher e patatine fritte, servono zuppe, pizze, “placinte” e “invirtute”, gli snacks della cucina moldava.

Parcheggiai l’auto su strada Varlaam e mi avviai a piedi. Svoltai su strada Vlaicu Parcalab verso lo Sky Tower, il grattacielo in vetro forse più alto del paese, dove da alcuni anni prima era stata aperta al pubblico l’Ambasciata d’Italia. Nevicava con una certa insistenza, faceva freddo, mi rialzai il bavero del cappotto, camminavo stando ben attento a non scivolare sulla neve. Entrai nel locale, notai che, come al solito, il locale era pieno di giovani universitari. Trovai a fatica un tavolo libero. Erano le sette di sera, l’ora di punta.

Diedi una scorsa al menù che conoscevo a memoria e ordinai una pizza Margherita, la mia preferita, e una birra. A Chisinau da qualche tempo fanno le pizze a regola d’arte, fino a qualche anno fa servivano un malloppo indigeribile alto tre dita con sopra il “caciocaval” , un formaggio locale, al posto della mozzarella. Nei locali della capitale si cominciava a sentire una certa influenza gastronomica del bel Paese, sempre più spesso nei menù comparivano piatti tipici italiani, anche perché sono circa duecentomila i moldavi vivono e lavoravano in Italia e quindi i ristoranti in patria si sono adeguati ai nuovi gusti e tendenze alimentari. I moldavi sono senza dubbio dei “conservatori” quando sono a tavola ma la pasta e la pizza si stavano affermando sempre di più nel panorama alimentare nel “paese delle dolci colline”. Cosa impensabile solo qualche anno prima. L’unico problema di questi fast food moldavi, è la musica che sparano a tutto volume da farli sembrare più discoteche che luoghi dove rilassarsi e gustare il cibo.

Sorseggiavo la mia birra in attesa della pizza quando entrò nel locale Vasile Munteanu, giornalista di “Timpul”. Si guardò intorno e non appena mi vide venne di filato verso di me. Evidentemente mi stava cercando.

– Ti cercavo vecchio mio…dai…Franco…dimmi qualcosa sul caso Ciferni, mi hanno detto che stai collaborando con le indagini! – mi disse mentre si sedeva al mio tavolo.

– Niente da dichiarare! Tu ne sai sicuramente più di me.

Cercai di svicolare, ma Vasile, vecchia volpe, non era tipo da arrendersi facilmente.

– Il direttore mi sta con il fiato sul collo, vuole un articolo di duemila parole per l’edizione di domani. I poliziotti non dicono nulla. Tu sei la mia unica speranza.

– Sei ridotto male Vasile! Ma che interesse possono avere i lettori di Timpul per il delitto di una ragazza?

– Non una ragazza qualsiasi, la moglie di un italiano. Poi, un delitto è un delitto. I nostri lettori sono sempre molto curiosi quando sono coinvolti italiani.

– Ho lasciato il commissario Parlicov diverse ore fa e da allora non ho fatto altro che leggere riviste.

– Ah! Giornali… Perché mai giornali? Cosa c’entrano con il delitto?.

Vasile, da buon cronista qual’era, fiutava la notizia come un cane da pastore. Lo conoscevo bene, avrebbe cercato di farmi cantare a tutti i costi.

– Tu piuttosto dovresti darmi qualche informazione – gli dissi facendo segno al cameriere di portarmi un’altra birra – Sei stato sulla scena del crimine?

– Sì.

– E hai interrogato i vicini naturalmente…

– Io… – si guardò in giro con circospezione e abbassò la voce – C’erano poliziotti dappertutto, ne ho ricavato ben poco.

– Dai…non fare la commedia! Ne sai sicuramente più di di quello che vuoi far credere, e poi mi devi un favore, ricordi l’affare Pirozzi?

Alcuni anni prima gli avevo fornito notizie di prima mano su Pirozzi, un italiano trovato morto in casa assassinato.

– Questo è vero – riconobbe Vasile – Però ordinami una birra che ho la gola secca.

Gli ordinai una birra Baltika.

– Per prima cosa ho interrogato i vicini dei Ciferni – cominciò sempre a bassa voce – Una coppia di anziani che abitano proprio accanto alla villetta dei Ciferni. Lui è un po’ sordo e non ha udito nulla, mentre la moglie afferma che li ha sentiti litigare a lungo.

– A che ora?

– Durante il TG della sera, verso le otto, otto e dieci. Lei dice che ha sentito Ciferni urlare.

– Non è riuscita a sentire le parole?

– No, niente.

– Hai parlato con altri vicini?

– Nessuno ha sentito niente.

– Il portoncino di entrata della villetta non era così difficile da aprire – azzardai una ipotesi – Chiunque poteva entrare, potrebbe essere stato anche un ladro.

– Senza rubare nulla? Uhm…mi sembra inverosimile.

– Su Ciferni e la moglie hai scoperto qualcosa?

– Nulla! Lui è originario di un paesino nella provincia di Salerno, lei è nata in un villaggio vicino Floresti. E’ tutto quello che so al momento – sospirò – Come farò a scrivere l’articolo per domani? E tu? Non mi dici niente?

Gli feci un riassunto molto censurato degli avvenimenti, a tal punto che Vasile devi avermi giudicato un’incapace nel mio mestiere. Intanto mi avevano portato la pizza, ne diedi un pezzetto a Vasile che sbranò in un baleno.

– Dalla polizia hai saputo niente? – chiesi

– So che hanno spiccato un mandato di comparizione per Ciferni.

– Suppongo che hanno messo in allarme le frontiere del paese.

– Mah…Ciferni ha avuto dodici ore di vantaggio, in dodici ore se ne fanno di chilometri! Comunque la polizia ha accertato che non ha preso nessun aereo.

Chiamai il cameriere, pagai il conto e mi alzai.

– Dove vai? Mica te ne tornerai a casa spero? – chiese il giornalista.

– Cosa vuoi che faccia…sono le otto di sera e sono stanco, ho avuto una giornata faticosa. Ciferni a quest’ora si trova su un treno o un autobus a mille chilometri da Chisinau. Io me ne vado a casa e poi a nanna.

Mentii per togliermelo di torno, non c’era assolutamente bisogno di dirgli che avevo intenzione di telefonare a Raisa.

Uscii dal locale e telefonai alla mia amica giornalista.

– Ciao Raisa, ti ricordi del tuo vecchio amico italiano?

– Ciao Franco! Come stai?

La sua voce era allegra, le faceva piacere la mia telefonata.

– Senti, mica stavi per andare a letto? Ti andrebbe di bere un cappuccino e fare due chiacchiere con un tuo vecchio amico?

Ridacchio compiaciuto.

– Arrivo di volata. La “Creme de la Creme”?

– Va bene. Ci vediamo lì fra poco.

Uscii dal locale che nevicava fitto con grossi fiocchi, se continuava a nevicare così tutta la notte l’indomani per andare in ufficio mi ci volevano i cani da slitta!

Recuperai l’auto su Varlaam, ormai ricoperta completamente di neve, feci solo poche centinaia di metri e parcheggiai di nuovo.

X

Erano quasi le ventuno quando Raisa fece il suo ingresso al caffè pasticceria “Creme de la Creme” su strada Alexandru cel Bun. Il locale era molto frequentato, concepito come una tipica pasticceria d’oltralpe, vi si potevano gustare specialità francesi, i famosi croissant e molti altri dolci tipici della “patisserie francaise”. Il locale era frequentato per lo più, visto i prezzi nel menù, dalla società chic di Chisinau, dai nuovi ricchi moldavi. Non tutti in Moldova potevano permettersi il lusso di pagare un caffè 30 lei!

Raisa venne diritta al mio tavolo, mi salutò con un bacio affettuoso e si tolse il cappotto di pelliccia. Sotto indossava un tubino nero aderentissimo che non lasciava nulla all’immaginazione. Nonostante i suoi quarant’anni, la mia amica aveva una figura da sballo; alta e slanciata, il suo portamento elegante, le conferivano un fascino davvero particolare, tipico delle donne dell’est. Da anni, ogni volta che la osservavo, avvertivo un brivido lungo la schiena. Si tolse la “scliapca” per liberare i suoi splendidi capelli biondi, si sedette e ordinò un cappuccino e una fetta di torta. Vide con stupore le riviste di casa Ciferni ammucchiate sul tavolo e lesse qualche titolo.

– Accidenti! Ti stai dedicando ai pettegolezzi del mondo dello spettacolo?

– Mi sto occupando di un caso – le annunciai con aria preoccupata.

– Ah…sì! La piccola signora Ciferni?

– Indovinato! Non sapevo che…

– Un po’ di logica suvvia! I Ciferni cittadini italiani…il mio caro Franco sulle spine…

– Questa volta è proprio dura! Non so dove andare a parare! – risposi con aria lugubre.

– Cambia disco! Non fare la vittima! Questo ritornello me lo canti da anni, poi, alla fine, riesci sempre a guadagnarti…il tuo piatto di borsh. Ti lamenti sempre, dai smettila, sei un uomo pieno di risorse e hai il cosiddetto fascino latino, qualsiasi donna sarebbe felice di condurti all’altare – Raisa scoppiò a ridere.

– Non aspetto altro che un tuo cenno…

– Conosci benissimo la mie idee sull’argomento…

– Deplorevoli, secondo me…

– Bene, è il momento di cambiare discorso! Se parlassimo del delitto?

– Perché tu credi che io…

– Dai Franco…non prendermi per ingenua! Non ti sei fatto vivo da un po’ e mi chiami proprio il giorno che la moglie di un italiano è stata assassinata.

– Pura coincidenza…

– Non ci credo. Ho fatto qualche telefonata e ho visto il servizio in TV, ecco le mie conclusioni: Franco Malerba non crede alla colpevolezza del marito. Vero?

– Mah…veramente…

– Taci, ti conosco bene: Malerba deve aver fiutato qualcosa di losco ma non sa in che direzione muoversi e ha deciso di rivolgersi alla geniale Raisa che sa essere un’ottima giornalista investigatrice, perspicace e dotata di grande esperienza. E adesso osa smentirmi se hai il coraggio!

– Lo nego decisamente.

Per essere sinceri c’era molto di vero in quello che diceva. Le avevo telefonato anzitutto per rivederla perché ogni volta che stiamo insieme provo una deliziosa sensazione, ma anche perché facevo affidamento nel suo intuito femminile per qualche suggerimento prezioso.

Lei intanto mi osservava con aria ironica. Prese qualche cucchiaiata dalla torta al cioccolato che le avevano portato.

– Allora? Ho ragione?

– Brancolo nel buio più totale – finii con l’ammettere

– Finalmente lo ammetti. Dai sbottonati…

Le raccontai tutto, assolutamente tutto. Da tempo eravamo d’accordo che non avrebbe mai utilizzato quello che io le raccontavo nei suoi servizi in TV. E aveva sempre mantenuto il patto.

– Non sapevo che Ciferni fosse venuto a trovarti – mi disse alla fine – questo ti mette in una situazione delicata perché, in quanto tuo cliente, devi fare i suoi interessi, e in quanto amico di Parlicov collabori con la polizia.

– Niente affatto. Con la telefonata di ieri Ciferni mi ha sciolto da ogni vincolo professionale. Ormai sono solo consigliere ufficioso della polizia.

– Se ho ben capito il pensiero che la signora Ciferni possa avere un legame con il mondo dello spettacolo è quello che ti arrovella di più. Ma perchè?

– Ho trovato in casa Ciferni delle riviste che si occupano in genere di protagonisti dello spettacolo, gossip e fatti di cronaca. Alcune erano state consultate di recente, erano aperte e ripiegate con cura. Poi, la quantità dei titoli raccolti quasi in maniera maniacale, da non giustificare solamente con un gusto letterario non proprio raffinati, mi ha fatto pensare che forse la signora Ciferni aveva qualche motivazione personale per interessarsi così al mondo dello spettacolo.

– Stando anche a ciò che ti ha detto il dottore, forse la Ciferni ha letto qualcosa su queste riviste, la notizia che l’ha sconvolta e indotta a cominciare a bere.

– Siamo d’accordo.

– Si tratta quindi di scoprire di che notizia si tratta.

– Potrebbe essere una traccia. Anch’io ho ragionato così.

– Le riviste sono tutte italiane. La notizia può averla appresa solo da una rivista italiana.

– Esattamente.

Raisa prese le riviste e le scorse in silenzio per buoni cinque minuti.

– Uhm…non vedo nulla di interessante…

– E se la notizia riguardasse il marito? – azzardai io.

– Ci stavo giusto pensando – di rimando Raisa – Se il marito è stato costretto a lasciare l’Italia perché implicato in affari loschi? Sappiamo che Ciferni vive di rendita ed è cliente della Moldovabank. Da dove prende i denari per vivere così agiatamente?

Continuammo così a discutere per un altra mezz’ora, la giornalista finì il suo cappuccino e mi comunicò che era stanca e voleva tornarsene a casa. Ci alzammo e pagai il conto. Era venuta in taxi e mi offrii di riaccompagnarla. Arrivati sotto casa sua, nel quartiere Botanica, non mi invitò a salire. Mi diede il bacio della buona notte e scappò via.

Ripartii verso casa con il magone per l’ennesima occasione mancata, la mia storia con Raisa era un’ interminabile sequela di…tentativi e occasioni mancate. Aveva smesso di nevicare, si vedeva il cielo stellato. Questo significava temperature al disotto dello zero e ghiaccio sulla strada. Guidai con prudenza, non ero molto esperto nella guida in condizioni “estreme”. Arrivato all’incrocio tra viale Moscova e strada Kiev una pattuglia della polizia stradale mi fermò per il solito controllo: volevano accertarsi se mi ero messo alla guida dopo aver bevuto qualche cicchetto di troppo. In Moldova sono severissimi, almeno all’apparenza, per chi si mette alla guida dopo aver bevuto. L’esame risultò negativo, rimontai in auto e proseguii.

Rientrai la mia vecchia Moskovich nel garage abusivo in ferro che avevo affittato a quattrocento lei al mese non senza problemi. Chiusi il garage e mi avviai verso casa stando ben attento a dove mettevo i piedi. Gli spazi verdi in mezzo ai palazzoni ex sovietici sono assolutamente al buio, dopo una certa ora si è costretti a girare con una lampada tascabile. Il freddo era pungente , sentivo lo scricchiolio tipico del ghiaccio sotto le scarpe.

Entrai nell’ascensore sgangherato e puzzolente modello URSS del mio condominio e premetti il pulsante del quinto piano. Ogni volta che usavo l’ascensore mi assalivano i dubbi e mi chiedevo se sarei mai riuscito ad arrivare al mio pianerottolo. Sferragliando e con un clangore metallico da mettere i brividi, arrivai indenne al mio piano. Cacciai un sospiro di sollievo, anche questa volta ce l’avevo fatta!

Entrai nel mio piccolo appartamento di sessanta metri quadri malamente riscaldato, mi tolsi il cappotto e le scarpe e andai di filato verso la bottiglia di Cointreau che avevo in salotto, avevo una discreta scorta di liquori dolci, erano la mia passione. Scolai di un fiato il liquore e cominciai a sentire il sangue che circolava nelle vene. Adesso mi sentivo decisamente meglio!

Aprii il frigorifero alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti. Niente, vuoto: solo qualche fetta di salame rancido e un pezzetto di formaggio puzzolente. Spesso mi dimenticavo di fare la spesa, credo sia il problema di tutti i single. Ero stanco, avevo avuto una giornata decisamente movimentata. Mi spogliai, indossai un pigiama di felpa grossa e mi coricai, l’orologio sul comodino segnava le due. Prima di addormentarmi volevo sfogliare ancora una volta le riviste italiane rinvenute in casa Ciferni. Notai che ne mancava una copia. Forse l’aveva presa Raisa. Spensi la luce e sprofondai nel sonno.

(continua)


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