Il funerale di Viorel

by nikita


2011/04/28, 09:00



mortiViorel muore in un caldo pomeriggio d’estate. La moglie Florica lo trova nell’orto seduto sotto un albero di mele. Forse Viorel, colto da malore, si era seduto al fresco per riposarsi. Verso sera la moglie, non vedendolo tornare, va a cercarlo e lo trova tranquillamente seduto sotto l’albero con la testa reclinata da una parte, le braccia abbandonate lungo i fianchi, le mani aperte in segno di resa, come se effettivamente riposasse. Florica lo scuote ripetutamente, lo chiama più volte, alla fine capisce, caccia un urlo disperato e corre a chiamare i vicini. La notizia si sparge in un baleno. Viene chiamato un medico che ne certifica la morte.


Se n’era andato Viorel, in quel caldo pomeriggio d’estate, in silenzio, senza tanto clamore, senza dar troppo fastidio, modestamente, come aveva sempre vissuto. La salma fu composta in casa, qualcuno annunciò la morte di Viorel alla chiesa del villaggio per far suonare le campane. Florica avvisò tutti i parenti vicini e lontani.

Secondo la tradizione, il corpo fu lavato e spogliato dei suoi abiti vecchi da lavoro per far posto ad abiti nuovi che la previdente Florica aveva tenuto da parte in un armadio. La salma fu adagiata sul letto con i piedi orientati verso la porta. Ed è a questo punto che per parenti ed amici insieme alla vedova, comincia un lungo cammino doloroso che li accompagnerà per giorni, mesi, ed anni, obbligati a rispettare una vecchia tradizione che porterà la sventurata Florica, ormai sola, ad indebitarsi fino al collo per far fronte alle considerevoli spese. E’ la tragica storia di Florica dopo la morte del marito, che poi è la storia di tanti, di tutti coloro che in Moldova vengono colpiti da un lutto familiare.

Il doloroso e dispendioso percorso di Florica comincia dal momento in cui la salma del povero Viorel lavata e vestita è adagiata sul letto di casa, con i parenti ed amici che, secondo tradizione, bussano alla porta con una candela accesa; ognuno porterà qualcosa da mangiare: carne, riso, pane, vino. Inizia così la preparazione del solenne pranzo che seguirà la sepoltura: un compito questo, riservato esclusivamente ai parenti ed agli amici, ma non alla vedova.

Florica viene confortata da tutti, le parlano di Viorel, di come era buono e saggio, di come era amato e stimato. La notte trascorre con la veglia del morto che non può essere lasciato solo neanche un istante.
L’indomani mattina, il secondo giorno dopo il tragico evento, viene lavato il volto del morto, mentre in cucina fervono i preparativi per il grande pranzo. La sera viene in visita il “dascal”, l’aiutante del prete, che recita le preghiere di rito insieme a tutti i parenti ed amici.

Il mattino del terzo giorno entra in scena il pope, il prete, la salma viene portata fuori di casa e si prepara una grande tavola con tutto quello che è stato cucinato. Vicino all’uscio di casa vengono esposte le “pomenile”: un cuscino e una coperta. A questo punto il corteo funebre si avvia verso la chiesa, lungo il tragitto vengono distribuiti a tutti gli amici che si incontrano le “pomane”, piccoli doni per ricordare il morto: un fazzoletto, un asciugamano, un piatto con una candela accesa.
Una volta che il corteo funebre è giunto in chiesa, la bara viene adagiata aperta avendo cura di orientare i piedi del morto verso l’uscita. Il pope officia la messa funebre, benedice e saluta tutti i presenti. Alla fine del rito, il corteo funebre si avvia verso il cimitero per la tumulazione, la bara viene chiusa e sepolta sotto un cumulo di terra.

Dopo la sepoltura tutti tornano a casa del morto dove li aspetta la grande tavola imbandita con le tradizionali sarmale, zakuski, carne, verdure: un pranzo molto ricco e abbondante. Il pope benedice la tavola e tutti bevono e mangiano con grande appetito.
Alla fine del pranzo, il pope recita le preghiere di ringraziamento ed a tutti i presenti viene distribuita la “pomana”: un “colac” ( pane a forma di tarallo ), un piccolo tovagliolo, una tazza ed un piatto con una candela accesa.
Il giorno dopo il grande pranzo e per tre giorni a seguire, i parenti si recano al cimitero e a tutti i presenti vengono distribuiti biscotti, dolci, vino.

Dopo nove giorni, i congiunti del morto preparano un altro grande pranzo: la “masa de pomenire”. Sulla tavola ancora una volta non mancheranno le “sarmale”, il tipico piatto moldavo. Tutti mangiano e bevono ricordando il morto e nuovamente a tutti viene rinnovata la “pomana”, sempre con il pane, il tovagliolo e il piatto con la candela.

Il quarantesimo giorno dalla morte segna un passaggio importante della tradizione moldava, c’è il rito “ridicare la biserica”: i parenti del defunto si recano in chiesa con tre taralli di pane, la “coliva”, un dolce fatto con il grano, le sarmale calde ed una brocca di vino. A casa si prepara un’altra “masa de pomenire”, un altro grande pranzo con la solita “pomana”, ma questa volta viene invitato anche chi ha provveduto alla sepoltura.

Questo rito, sempre uguale, si ripeterà ancora dopo un anno dalla morte, dopo due anni e dopo sette anni.
La vedova Florica, da brava moldava rispettosa delle usanze e tradizioni, dopo quaranta giorni dalla scomparsa del suo Viorel, sarà ridotta ormai sul lastrico per le spese considerevoli sopportate, per le varie “pomane” e “masa de pomenire” e si vedrà costretta, poverina, a chiedere soldi in prestito dopo aver esaurito i suoi modesti risparmi.
Piangerà sconsolata Florica, non tanto per la perdita del marito che, a pensarci bene, in vita non le aveva dato così tanti pensieri come da morto, ma perché piena di debiti, sola e… senza Viorel

 

 Nikita 


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