Il pizzo

by nikita


2015/11/09, 06:15



pizzoLa famiglia Covalciuc di Soroca, Moldova, dopo sedici anni di lavoro in Spagna decide di rientrare in patria e aprire una piccola attività imprenditoriale per guadagnarsi da vivere e sostenere la famiglia. Investono una somma consistente guadagnati con lacrime e sangue per aprire una officina da gommista a Soroca, la loro città. Da subito cominciano i problemi per la famiglia Covalciuc, nella loro piccola attività imprenditoriale è un via vai quotidiano di personaggi che chiedono mazzette adombrando irregolarità che di fatto non sussistono al solo scopo di spaventare i titolari e costringerli a pagare.


I Covalciuciuc, stanchi di subire angherie e ricatti, denunciano alla polizia locale una funzionaria dell’Ispettorato Fiscale particolarmente insistente e informano della vicenda anche una TV locale. I giornalisti si recano a Soroca per investigare e documentare il caso. Oggi la notizia dei Covalciuc è diventata di dominio pubblico, sul giornale online Jurnal TV compare la notizia oltre ad un filmato dove la funzionaria dell’Ispettorato intervistata alla presenza della sig.ra Covalciuc. L’ispettrice fiscale, messa alle strette, nega tutto e dichiara candidamente di non conoscere la signora, altrettanto dichiara il suo capo ufficio, suo superiore diretto presunto mandante. Insomma, i signori, beh, insomma, signori, si fa per dire, negano spudoratamente l’evidenza davanti alle telecamere. I giornalisti vorrebbero intervistare anche con il poliziotto che ha raccolto la denuncia dei Covalciuc ma, guarda caso, proprio quel giorno il poliziotto in questione era in ferie non si sa dove. E’ senza dubbio alcuno un sistema ben oliato e sperimentato che lascia intendere un giro di connivenze e mazzette per vessare i piccoli imprenditori che a costo di immani sacrifici si azzardano ad aprire attività artigianali o commerciali. Ne sanno qualcosa anche quei pochi imprenditori stranieri che nonostante tutto seguitano pervicacemente a investire i propri denari in un paese dove la corruzione ha raggiunto livelli insopportabili.
Dopo la messa in onda del servizio TV, miracolosamente il caso è stato risolto, tutte le gravi irregolarità paventate dalle istituzioni pubbliche sono svanite d’incanto e i signori Covalciuc hanno comunicato pubblicamente che tutti i problemi sono stati risolti nel breve trascorrere di una notte.
Il caso dei signori Covalciuc non è un caso isolato, è un caso emblematico di un vasto sistema di ricatti e mazzette che alligna nel paese da tempo immemorabile. Prova ne sia le magioni lussuose che sorgono alle periferie delle città come funghi dopo la pioggia di proprietà di oscuri funzionari comunali i quali percepiscono un salario, ad essere buoni, di 5-6000 lei (250 euro) mensili, appena sufficienti per arrivare alla fine del mese. Come fanno costoro a costruire abitazioni lussuose con piscina annessa di un valore di diverse centinaia di migliaia di euro con auto lussuose parcheggiate in garage con un simile salario?
In Italia i commercianti e piccoli imprenditori del sud sono vessati e ricattati dalla mafia che li costringe a pagare il “pizzo” per una presunta protezione, in Moldova si paga il “pizzo” a una pletora di piccoli funzionari statali o locali. In Moldova non si chiama pizzo ma “spaga”, “mita”, pizzo è un gergo dialettale della mafia italiana. Come dice il proverbio… “se non è zuppa è pan bagnato”, pizzo o spaga la sostanza non cambia. Forse in Moldova, sottolineo forse, non c’è un’organizzazione criminale paragonabile alla mafia italiana ma esiste un’organizzazione ben strutturata che pratica gli stessi metodi dei “picciotti” e che ha come fine ultimo l’arricchimento illecito. L’unica differenza fra le due organizzazioni è che quella moldava si accontenta anche di 500 lei, 22 euro al cambio attuale: è la somma che l’ispettrice del fisco ha chiesto alla famiglia Covalciuc.

Nikita


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