Il prezioso voto di Dorin

by nikita


2008/08/03, 09:00



mortoIn certi ambienti in Moldova si racconta che alle elezioni votano anche i morti. La macabra notizia viene riproposta ogni volta che si avvicina qualche consultazione elettorale. E’ una strana storia, non so se è un mito, una leggenda o si fonda su un fatto realmente accaduto, io ve la racconto, tirate voi le conclusioni. La storia prende lo spunto da ciò che sembra sia accaduto in un piccolo sperduto villaggio,  la raccontano i vecchi soprattutto dopo aver bevuto qualche bicchierino in più di samagonca.

Dorin Papuc era morto da ormai diversi anni, era seppellito nel piccolo cimitero del suo villaggio. Ricorda molto bene quel giorno Dorin: il pianto dei parenti, il profumo delle colive, le pomane, la tipica agitazione in casa di chi si accinge a seppellire un morto. Dorin morì un giorno di primavera dopo una lunga malattia, in fondo, a pensarci bene, fu quasi una liberazione per lui, aveva sofferto troppo per la sua incurabile malattia e per anni aveva saputo di vivere con un piede nella tomba. Ora, finalmente, ce li metteva tutti e due!

Dorin riposava tranquillo e beato in una bara ed aveva acquisito quella che si chiamava la pace eterna. Da morto non aveva nulla di che lamentarsi, ogni anno sua moglie, ancora in vita, non mancava di andarlo a visitare nel giorno dei morti per portagli un bel piatto di sarmale, il suo piatto preferito, un boccale di vino e qualche pasticcino. Lui si godeva, seppur da morto, la festicciola che si svolgeva sopra le sue spoglie. Dorin era davvero appagato: da morto aveva tutto quello che gli serviva!

Finchè, un bel giorno, o un brutto giorno, fate voi, sentì uno strano tramestio sopra la sua sepoltura, insoliti rumori, ebbe l’impressione che qualcuno rimuovesse la terra sopra la sua bara. “Accidenti! Qualcuno sta scavando! Cosa diavolo succede!” pensò allarmato il morto ma anche incuriosito.

Poco dopo sentì uno scricchiolio, dei colpi attutiti, stavano per aprire la sua bara. Un fascio di luce accecante colpì in pieno viso:
– Che diavolo state facendo! – esclamò lui visibilmente contrariato – Non vedete che sono morto?

Vide delle facce che si sporgevano verso di lui, si rese conto che qualcuno lo stava afferrando per una manica per tirarlo fuori.
– Accidenti a voi! Ma che diavolo…! – Dorin era furente, si mise in piedi sorretto da un paia di braccia, si stropicciò gli occhi abbacinati dalla luce del sole, si diede una spazzolata ai vestiti: stentava a reggersi in piedi sulle gambe anchilosate. Lo sconosciuto che lo aveva tirato fuori gli disse ridacchiando:
– Dorin Papuc, ci siamo ricordati di te, il Partito ha bisogno di te!

Dorin era a dir poco sconvolto, si guardò intorno e vide diverse persone che scavavano per tirar fuori dalle bare altri morti, una scena macabra che aveva dell’incredibile! Lo sconosciuto proseguì:
– Dorin, oggi in tutto il paese ci sono le votazioni, il partito ha bisogno di te, del tuo aiuto, abbiamo controllato le liste degli iscritti ed è saltato fuori il tuo nome, oggi devi andare a votare caro mio.
– Ma come diavolo posso andare a votare se sono morto! – replicò sconcertato il povero Dorin.
Lo sconosciuto rispose ridacchiando:
– Certo che sei morto, ma non per il Partito, oggi abbiamo bisogno anche di voi morti, tu non vorrai mica rifiutare un piccolo aiuto al Partito che ti ha sempre sostenuto ed aiutato da vivo spero.

Mentre discutevano lo sconosciuto lo afferrò per un braccio e lo accompagnò verso l’uscita del cimitero. Il povero Dorin non aveva molta forza per resistere, non restava altro da fare che seguire il suo interlocutore. Si formò così una lunga fila di “elettori” davvero bizzarra: tutti smagriti, con l’incarnato pallido, agghindati con dei vestiti troppo larghi e con le scarpe stranamente lucide. Una lunga fila di zombi elettori!
– Ma se mi vede qualcuno? – chiese Dorin piagnucolando.
– Nessuno può vederti, sei morto, solo noi del Partito possiamo vederti – rispose lo sconosciuto con il piglio sicuro di chi la sa lunga.
Così la macabra carovana attraversò tutto il paese, i vecchi compaesani, tutti impegnati nelle loro attività, sembravano non notare quella triste brigata. Dorin uscì dalla fila e chiamarò qualche suo vecchio amico:
– Gheorghe! Vasile!! Ionel!! – nessuno rispose, nessuno poteva vederlo.
Era inesorabilmente morto, anche se, per un momento, aveva sperato in una… breve resurrezione.

La strana comitiva giunse davanti al seggio elettorale dove c’era già una lunga fila di gente in attesa di votare, Dorin e gli altri si misero correttamente in fila.
– Che diavolo fate? Vi mettete in fila? Siete morti accidenti! Lo volete capire! – li apostrofò inviperito uno dei becchini che li aveva tirati fuori dai loculi qualche minuto prima – Potete passare d’avanti a tutti, è un privilegio di voi morti! – proseguì ridacchiando.
Dorin, pur con qualche imbarazzo, risalì la fila e giunse sulla porta del seggio, come per incanto nella sua mano apparve il suo passaporto da vivo con tanto di fotografia. Quando arrivò il suo turno per votare, lo sconosciuto gli fece l’occhiolino, ammiccò verso la cabina elettorale, un cenno eloquente come per dire: “Sai cosa fare”.

Dorin entrò in cabina e mise il suo bel timbro. Tutti i morti, ovviamente, votarono allo stesso modo. All’uscita del seggio si riformò la strana carovana e si riavviarono così verso il cimitero. Giunto davanti alla sua buca scavata di fresco, Dorin disse piagnucolando:
– Non vorrete certo che io ritorni nel mondo dei morti come se niente fosse dopo quello che ho fatto per il Partito? Non merito una ricompensa?.
– Ha…ha…ha – rise divertito il becchino – sei morto, non servi più a nessuno, se non ci fosse il partito chi mai si ricorderebbe di te!?
– Forse hai ragione – rispose sconsolato Dorin – se non altro noi morti serviremo alla prossima elezione, vi ricorderete di noi e verrete di nuovo a tirarci fuori.

Si sdraiò nella bara e chiuse gli occhi.

Nikita

 


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