La collettivizzazione delle menti e delle latrine

by nikita


2015/11/25, 06:19



bagli alla turcaIn passato varie volte mi sono occupato delle classifiche più strambe dove viene menzionata la Moldova. Il paese delle dolci colline compare spesso in classifiche che organizzazioni più o meno serie stilano per analizzare stili di vita o, peggio, problemi sociali. In tanti anni ne ho viste di tutti i colori!
Un giornale autorevole inglese, The Guardian, mica pizza e fichi, ha stilato una classifica dei paesi nei quali i cittadini sono “without safe and private toilets”, tradotto “sono senza libero e privato accesso ai bagni”. E’ un garbato e grazioso eufemismo per dire che non hanno un bagno privato.


Questa classifica vede al secondo posto nel mondo la Moldova con il 24%, cioè il 24% della popolazione non ha un bagno privato dove fare i propri bisogni corporali. Al primo posto compare splendidamente la Russia con il suo 28%. Al terzo posto non potevano mancare i cugini romeni con il 20%. A seguire, nella classifica, compaiono anche la Bulgaria e la Lituania, guarda caso tutti paesi ex sovietici o che in passato hanno avuto dittature comuniste.
Per capire il perché di questa “anomalia delle toilets” bisogna rifarsi alla collettivizzazione forzata di Stalin negli anni 20. La collettivizzazione è una parolaccia inventata dai sovietici per privilegiare le necessità delle masse invece di quelle dei singoli. Scopo della collettivizzazione era la creazione di grandi unità produttive nella campagna al posto della miriade di piccole fattorie contadine in modo da consentire il controllo diretto dello stato sulla produzione e, in secondo ordine, i suoi partecipanti. A questo proposito i tovarish inventarono i kolkoz: mega strutture agricole dove lavoravano migliaia di persone, dove tutto era “collettivizzato”, dal lavoro, allo svago…alle latrine. Si faceva tutto in comunità, sotto lo sguardo di tutti, per evitare pericolosi personalismi.
Negli primi anni 80 anche Ceausescu, in pieno delirio riformatore, concepì una forma di collettivizzazione forzata arrivando a pensare a grandi strutture rurali dove migliaia di romeni lavoravano, mangiavano, dormivano e… andavano di corpo, tutti insieme. L’ossessione di Stalin, Ceasusescu e di tutti dittatori era ed è controllare e spiare la popolazione e va da sé che è più facile controllare le masse che i singoli. Come si evince da queste note l’idea di far andar di corpo tutti insieme in un posto circoscritto ha affascinato personaggi insigni. Un bagno dove ritirarsi per soddisfare i propri bisogni corporali turbava le notti dei dittatori, era considerato da questi ultimi un posto dove più che evacuare si trama nell’ombra. Anche se si stenta a comprendere come una persona possa pensare a teorie controrivoluzionarie seduto sul water. Per questi dittatori disturbati mentali era meglio allestire poche latrine dove tutti erano costretti prima o poi a sbrigare i propri bisogni corporali sotto lo sguardo vigile dei commissari del popolo. La toilette privata, oltre a un luogo pericolosamente troppo appartato, era considerata dai “compagni” un vezzo dei capitalisti, un lusso inutile e uno spreco di risorse economiche. Meglio dedicare a questi “lussi” poche risorse, tanto è vero che ancora oggi in Moldova ci sono condomini costruiti dai sovietici dove puoi lavarti la faccia, fare la doccia e andare di corpo senza spostarti di un millimetro. Tutto concentrato in due metri quadri!
Il problema della Moldova è che pur essendosi liberata dai sovietici da 23 anni conserva ancora abitudini e idee delle quali non riesce più a fare a meno, penso ad esempio al fatto di mettere creme pestifere sulle carne o che la toilette è un bene promiscuo, da condividere con gli altri. Mi potrei sbizzarrire a questo proposito con le mie osservazioni ironiche, l’estro e la fantasia non mi mancano. Ma questa volta non me la sento. Penso al dramma degli asili nido, scuole, dove i bambini hanno solo un buco in giardino dove fare la pipì e andare di corpo. E devono farlo in tutta fretta, fuori dalla baracca c’è sempre qualcuno che aspetta.

Nikita


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