La Moldova di tanto tempo fa

by nikita


2006/06/30, 09:00



vecchiamoldovaUna domenica di tanti anni fa a Capresti, piccolo villaggio della regione di Floresti, dall’alba fervono i preparativi per allestire il mercato settimanale. E’ il mercato più importante e più grande della zona, dove si vende e si compra di tutto, dove tutti gli abitanti del villaggio e di quelli vicini vendono e scambiano i prodotti dell’orto o semplicemente incontrano l’amico o il parente per fare due chiacchiere. Un giorno di festa insomma per riposarsi dalle fatiche della settimana.

Dai villaggi vicini Gheorghe, Viorel, Ion , saltano giù dal letto ancora con il cielo stellato, fervono i preparativi dalla sera prima, l’indomani andranno al mercato per vendere la capra, qualche gallina, un tacchino o un mezzo sacco di noci. Con il ricavato sperano di comprare una camicia, un paio di scarpe, un vestito per la moglie o un sacco di grano per fare il pane.

Le stradine sterrate che portano a Capresti risuonano dall’alba di richiami e voci dei contadini che spingono su quei viottoli bui di campagna la capra o del cigolare dei carrozzini traballanti con la merce da vendere . Dopo aver camminato per ore, li aspetta la confusione e l’animazione della piccola cittadina, la tipica atmosfera festosa dei mercati di campagna, il coro stentoreo e cacofonico dei versi degli animali che presto avrebbero cambiato padrone. I venditori allestiscono i loro banchetti di fortuna ed aspettano pazienti i compratori che presto arriveranno.

Quando il sole è alto all’orizzonte, il mercato risuona delle voci eccitate, si trattano affari di tutti i tipi, trattative lunghe ed estenuanti di chi ha pochi denari da spendere per ricavarne il massimo profitto. Sul finire della mattina, i più fortunati, quelli che hanno venduto tutto, possono pensare ora alle cose da comprare, consultano l’elenco stilato scrupolosamente dalla moglie. Sbrigano la faccenda in tutta fretta con il pensiero fisso al pomeriggio, momento atteso da giorni, in cui sperano di assistere alla proiezione di un film o di godersi uno spettacolo musicale.

Dall’alba anche Charna e Boris Strahmann, coniugi di artisti, sono al lavoro, preparano lo spettacolo pomeridiano nel locale chiamato pomposamente “Club “, puliscono e allestiscono la sala per accogliere, si spera, un gran numero di spettatori paganti. Charna canterà qualche canzone accompagnata da un orchestrina di musicisti dilettanti, mentre Boris si dedicherà alla proiezione di un film indiano, autentica rarità, molto apprezzata dagli spettatori stanchi dei soliti retorici film sovietici.

Nel primo pomeriggio lo spettacolo comincia con la bella voce di Charna che intona la famosa melodia “…listia starrrrogo duba…ossipaiutsea…vnovi…”. Alla fine dell’esibizione immancabilmente la cantante dedica la canzone a suo marito Borea strappando l’applauso del pubblico entusiasta, un cerimoniale che si ripete immancabilmente da anni. Verso le sedici la sala del “Club ” è ricolma di spettatori che hanno pagato 50 copeki per assistere allo spettacolo musicale con a seguire il film. I più fortunati hanno trovato una sedia libera, altri hanno portato uno sgabello da casa.

Dopo l’esibizione musicale Boris accende la sua macchina da proiezione, un vecchio cimelio risalente probabilmente ai fratelli Lumiere, nella sala scende il buio attraversato da un fascio di luce. In fondo al locale lo schermo si illumina, la luce riflessa colpisce quei volti semplici segnati dal sole e dal freddo. Comincia il film con gli attori vestiti in strane fogge, una cultura lontana e sconosciuta per quei semplici contadini, ma non importa, tutti seguono rapiti il dipanarsi della trama, quasi sempre una storia d’amore contrastata, di donne sottomesse e uomini gelosi, storie lontane dalla loro cultura e dal loro modo di vivere. Le donne presenti in sala seguono con gli occhi lucidi e sognanti quelle storie d’amore, con la fantasia cercano di uscire da quella sala buia di quel piccolo villaggio della Moldova. Per qualche ora, solo per qualche ora, sono libere di sognare.

Quando sullo schermo appare le parole ” Koniez filma”, fine del film, fuori è scesa la notte, la sala si svuota rapidamente, le stradine sterrate intorno a Capresti si rianimano. Si torna a casa. I viottoli di campagna si rianimano di gente con le borse piene di acquisti, altri ritornano mestamente verso casa con la capra che non sono riusciti a vendere. Qualcuno spinge una carriola cigolante con mezzo sacco di noci e in tasca 50 copeki in meno, nei suoi pensieri la bellissima storia d’amore che ha appena visto sul telo bianco del club. Spinge solitario la sua carriola con passo svelto, ascolta i rumori che provengono dalla campagna, ha tante cose da raccontare alla moglie rimasta a casa.
Una lunga settimana di lavoro l’attende. Fino alla prossima domenica.

Nikita

 

  


Nesuno commento

Aggiungi commento:

You must be logged in to post a comment.