La seconda volta

by nikita


2015/11/10, 06:01



indexAlle due di notte del 10 Novembre del 2010 ho avuto l’infarto. Esattamente cinque anni fa. Avevo un forte dolore al petto, il respiro affannoso e sudavo freddo. Mia moglie ha telefonato al 903, sono arrivati dopo dieci minuti. Mi hanno fatto l’elettrocardiogramma, le mie condizioni sono apparse subito gravi. I vicini di casa hanno aiutato il dottore per portarmi fino all’ascensore. Di corsa verso l’ospedale, il N°3, nel mio quartiere.


Quella notte, disteso sul letto del pronto soccorso, pensavo che non sarei arrivato all’indomani. Mi hanno praticato le prime cure. Il mattino successivo si sono avvicinati al mio letto la capo reparto e un medico, parlottavano fra loro. Sapevano che ero uno straniero, pensavano che non comprendessi il romeno:
– Questo è difficile che ce la fa! – dicevano. Io avevo gli occhi chiusi, ero lucido e capivo tutto.
Nei nove giorni che sono stato ricoverato al pronto soccorso, un record a quanto mi hanno detto dopo, sono stato più volte per lasciare questo mondo. Ho superato diverse crisi, una notte ho avuto una crisi respiratoria, sono stato salvato da una giovane dottoressa di turno che mi ha intubato e mi ha praticato la respirazione artificiale.
In quei nove giorni ho apprezzato la grande umanità del personale sanitario del reparto, pur con attrezzature obsolete hanno cercato di curarmi come meglio potevano. Mia moglie Valentina mi è stata sempre accanto, così come mia figlia Daria. Le donne più importanti della mia vita. Mi hanno sostenuto nei momenti più drammatici, mia moglie al mio capezzale mi ripeteva ogni giorno:
– Non smettere di lottare, insieme ce la faremo, io sarò sempre accanto a te.
Devo a mia moglie e mia figlia se oggi sono qui a scrivere queste note, averle accanto è stato il vero farmaco che ha salvato la mia vita. Mi hanno dato fiducia, voglia di lottare, la forza di non arrendermi.
Sono stato ricoverato in quell’ospedale per ventinove giorni. Sono stato dimesso il 9 Dicembre. Le strade erano ricoperte di neve e il freddo era pungente, per me era una radiosa giornata di primavera. A casa è iniziato il periodo di convalescenza. Il cammino è stato lungo. Ora sono qui. In quei giorni drammatici ho capito tante cose, cose che dovrebbero capire tutti: bisogna vivere ogni giorno come fosse l’ultimo, amare e farsi amare, gioire e godere.
La prima volta sono nato il 17 gennaio. La seconda il 10 Novembre.

Nikita


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