Le caravelle

by nikita


2015/11/16, 05:51



caravelleQualcuno, come il sottoscritto, ha scelto la Moldova come “buen retiro” dove trascorrere gli anni della pensione. Non siamo in molti, forse qualche decina. Alcuni li conosco personalmente, altri so che ci sono ma si “nascondono” nella galassia dei villaggi, lontani dal rutilante mondo della capitale.
Chi ha preso questa decisione qualche anno fa ha fatto le sue considerazioni, ha esaminato tutti i pro e i contro ed è giunto alla conclusione che valeva la pena tentare. Pur con mille dubbi e titubanze. Diciamola tutta: non si decide di lasciare l’Italia per trasferirsi in Moldova a cuor leggero, non è una decisione facile da prendere, tutt’altro. Qualche anno fa sembrava una scelta bizzarra, incomprensibile. Ha influito non poco sulla decisione la moglie/compagna moldava.


Non molto tempo fa quando parlavo con i miei colleghi pensionati davanti a una tazzina di caffè, le lamentele erano tante, la Moldova era una realtà per certi versi difficile da comprendere per chi veniva dall’Italia. I problemi c’erano ma si potevano risolvere, i vantaggi, tutto sommato, prevalevano. Il paese delle dolci colline non era certo considerata le “Cayman della terza età” però il costo della vita era inferiore a quella italiana, le tasse inesistenti, i servizi a buon mercato e, cosa non secondaria, il paese sembrava avviato verso una pur sofferta stabilità politica ed economica. Il piccolo gruzzoletto in banca era al sicuro, almeno così sembrava, non si erano ancora verificate le ruberie di questi ultimi tempi. Certo, mal si sopportava l’usanza locale di sborsare bustarelle anche per soffiarsi il naso, ma erano pochi euro, si tollerava anche se “obtorto collo”. I mugugni c’erano ma contenuti.
Oggi, a distanza di qualche anno, la situazione è cambiata. E’ peggiorata, e di molto. Non c’è più neanche quella precaria stabilità politica di prima, i governi si formano e si disfano travolti dagli scandali: il segno evidente di una classe politica di infimo livello interessata solo alle bustarelle e all’arricchimento sfruttando le disgrazie della povera gente. Quattro banche hanno chiuso i battenti perché “rapinate” e svuotate senza passamontagna e la minaccia delle armi, i ladri si sono presentati all’incasso indossando camicia e cravatta e a viso scoperto: caso unico nella storia criminale mondiale. Le quattro banche erano diventate per alcuni una sorta di salvadanaio dove prelevare milioni di euro con la complicità di politici e direttori compiacenti. I correntisti di quelle banche hanno visto i loro conti azzerati e l’unica soluzione percorribile per risarcirli è stampare carta moneta con aumento dell’inflazione. In pratica saranno sempre loro a pagare. A detta degli osservatori internazionali la Moldova si trova a un passo dal default, i debiti sfiorano il 100% del PIL, l’FMI non concede più finanziamenti per la precaria situazione politica. Molte strutture pubbliche erogano salari a singhiozzo e le esportazioni sono crollate del 20%.
Dal quadro sconfortante descritto sopra si evince che la Moldova assomiglia sempre di più a un’isola della Antille dove i corsari si rifugiavano dopo aver abbordato e rapinato le navi di passaggio, un’isola franca al riparo dalla legge dove può succedere di tutto, una specie di farwest dove regna l’impunità per qualsiasi crimine, dove la sopraffazione prevale sulla giustizia, dove tutto è nelle mani di un pugno di uomini che dietro la sigla “pro-europa” fanno i loro porci comodi. Sir Francis Drake, corsaro e navigatore inglese, rubava nel nome della regina, i corsari moldavi rubano nel nome dell’Europa.
I temi e gli argomenti di cui sopra sono quelli oggi in discussione davanti a una tazzina di caffè con i miei colleghi pensionati, quel tono distaccato di qualche anno fa è svanito per far posto a commenti più angosciati e pessimistici. I timori di un default del paese preoccupa non poco chi aveva scelto la Moldova non per vivere negli agi ma per godersi la pensione in tranquillità. Si domandano cosa succederà ai loro magri risparmi depositate nelle banche nel malaugurato caso di bancarotta del paese. Nei loro commenti, anche se espressi a mezza bocca, compaiono sempre più frequentemente mugugni del tipo…”forse è meglio fare le valige e andarsene…”. Inutile negarlo: dalla tolleranza bonaria di prima si è passati a un cupo malessere, sconforto, disillusione.
Hernan Cortes, conquistadores spagnolo, dopo aver sbarcato nel Nuovo Mondo, fece bruciare le caravelle per impedire all’equipaggio di tornarsene in Spagna. I pensionati italiani in Moldova non sono venuti con le caravelle, possono andar via quando vogliono, le caravelle le hanno prese i migranti moldavi per andare a lavorare all’estero. Mi auguro di tutto cuore che non siano i migranti a bruciare le caravelle.

Nikita


Nesuno commento

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