Le noci di Petrica

by nikita


2012/12/31, 10:00



DSCN2445Ricordo sempre con affetto mio suocero Petrica. Ci ha lasciati da qualche tempo ma il ricordo è sempre vivo. Era un contadino moldavo “sui generis”, prediligeva dipingere quadri naif invece che coltivare l’orto. Da artista qual’era aveva le sue strambe abitudini, una fra tutte quella di indossare sempre il basco. Era il suo copricapo preferito. Portava da mangiare ai maiali vestito a festa, in giacca e camicia.

Ricordo quando alcuni anni prima di morire venne a trovarci in Italia. Insistette per venire in treno, si rifiutò categoricamente di viaggiare in aereo.
– Voglio venire in treno, così posso ammirare i panorami, con l’areo non vedo nulla – mi disse. Era il suo primo viaggio fuori dall’URSS. Tutto il villaggio sapeva da mesi del suo viaggio in Italia. A tutti aveva promesso qualcosa.

Arrivò alla stazione di Pescara di notte, aveva viaggiato per quasi due giorni. Scese dal treno e ci venne incontro con gli occhi che brillavano di felicità. Io presi il suo bagaglio, aveva una valigia e un borsone pesantissimo, mi ricordo che quando l’afferrai mi si piegarono le ginocchia! “Cosa diavolo porta in questo borsone!” pensai.
In macchina verso casa, una bella cenetta, una doccia e subito a letto.

Il mattino seguente mi alzai presto come facevo di solito e andai in cucina. Petrica non c’era.
– Dov’è Petrica? – chiesi a mia moglie sorpreso.
– E’ sceso molto presto stamattina, non so dov’è andato – mi rispose lei.
– Ma come! L’hai fatto uscire così! Da solo! – ribattei io preoccupato.
– Non ti preoccupare lui se la sa cavare, sarà andato a fare una passeggiata.
Feci con calma colazione e scesi per fare delle compere al negozio sotto casa. Mi incamminai verso una piazzetta poco distante. Ad un tratto vidi un crocchio di persone. Mi avvicinai. Petrica era seduto su un muretto ed aveva davanti a se il borsone della sera prima aperto. Parlava animatamente in russo, ovviamente nessuno lo capiva:
– Ma che diavolo state facendo? – chiesi con tono di rimprovero.
– Sono venuto a vendere le noci, ne ho portato una trentina di chili, con i soldi che guadagno comprerònoci qualcosa da riportare a Julia Fiodorovna.
– Ma non potete vendere le noci in questo modo… – replicai io sempre più arrabbiato.
– Perchè no? Io andavo a Kiev a vendere i tulipani, la sera li coglievo, li mettevo in valigia e prendevo il treno da Chisinau la mattina alle cinque… – replicò lui.
– Ma qui non siete in Moldova accidenti…! – io sempre più arrabbiato.
Lo presi sottobraccio, afferrai il borsone con le noci e ritornammo mestamente a casa.
Il primo giorno Petrica non ebbe una buona impressione dell’Italia! Poi, cambio idea.
Mi piace ricordarlo così Petrica.

 

 Nikita 


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