Misha

by nikita


2019/05/03, 05:53



 

Misha amava dipingere e si considerava l’artista del villaggio. Era ormai vicino alla cinquantina, disegnava e dipingeva fin dai primi anni di scuola; una sua insegnante si accorse del suo talento artistico e lo spinse a coltivare questa sua inclinazione. Era nato e cresciuto nel suo villaggio, era disponibile ed amico di tutti e tutti gli volevano bene. Si considerava un pittore naif, prestava la sua opera a titolo gratuito, senza chiedere in cambio nulla e si scherniva quando qualcuno gli infilava in tasca di nascosto un biglietto da cinquanta lei.

Preferiva di gran lunga esser pagato in natura, con qualche uovo, un bottiglia di vino o un litro di samagonca, la grappa fatta in casa. Era cosa risaputa che a Mihai piacesse bere, anche se lui si giustificava dicendo che era il vino che lo… ispirava dandogli un senso di euforia creativa.
Gli abitanti del villaggio si avvalevano spesso dell’opera di Misha e in svariate occasioni, in particolare quando si avvicinava il giorno della commemorazione dei morti, la domenica dopo Pasqua. Secondo la tradizione, in quel giorno i parenti dei morti si recano al cimitero con i “colacei”( forme di pane ), dolci e cibarie che depongono sulla tomba del congiunto, dopo aver atteso il prete per la benedizione di rito, mangiano e bevono commemorando così il morto. Ed è proprio in questa occasione che i parenti dei morti ci tengono affinché la tomba sia in perfetto ordine e che la scritta sulla croce sia bella e leggibile. Spesso infatti accade che le scritte sulle croci, a causa del vento e delle intemperie, diventino illeggibili e sbiadite ed hanno necessità quindi di un ritocco. Chi meglio di Mihai avrebbe potuto assolvere questo compito?
Una volta accadde che, qualche tempo prima dell’annuale commemorazione, l’artista venne contattato da diverse famiglie del villaggio che gli commissionarono ritocchi da apportare sulle scritte. Egli diligentemente prese appunti su di un foglietto con ogni nome da ritoccare e l’ubicazione esatta della tomba.
Qualche giorno prima della commemorazione, Mihai preparò la sua valigetta d’artista, indossò il suo basco e uscì di casa per recarsi al cimitero. Il cimitero era dall’altra parte del villaggio e lungo la strada venne affettuosamente salutato da tutti:
– Misha, entra dai, vieni a bere un bicchiere di vino! – l’artista accettò volentieri, fa sempre piacere scambiare due chiacchiere e bere un bicchiere di quello buono.
Dopo un breve tragitto stessa scena :
– Misha non hai sete? Entra in casa e beviamo un bicchiere! – Per farla breve, il nostro Misha si fermò a… scambiare due chiacchiere diverse volte.
Arrivato all’ingresso del cimitero l’artista era decisamente brillo. Si frugò in tasca alla ricerca del foglietto con gli appunti, frugò più volte ma niente, non lo trovò. Sparito! Evidentemente l’aveva perduto in una delle varie soste. Non si perse d’animo, pur inebriato dall’alcool, decise coscienziosamente di portare lo stesso a termine il suo lavoro e, facendo affidamento sulla sua memoria nell’individuare le croci da ritoccare, si mise al lavoro di buona lena. Verso sera, a lavoro ultimato, se ne tornò a casa.
Passarono alcuni giorni, arrivò la domenica della celebrazione, tutti gli abitanti del villaggio si recarono al cimitero con le borse piene di cibarie. Appena entrati tutti avvertirono che c’era qualcosa che non andava, si sentirono esclamazioni e urla provenire da più parti: – Dio mio! Fiarsefie!
Diversi gruppi di persone discutevano animatamente:
– Questa è la tomba di Ionel, mio marito! – esclamò una signora.
– Ma cosa dici!! Questa è la tomba di mia madre – urlò agitata un’altra.
– Guarda c’è scritto proprio sulla croce… “ Butu Ionel “ – urlò sempre più agitata la prima signora.
– Niente affatto, io sono sicura che qui è sepolta mia madre! – ribattè l’altra signora.
Poco più in là altre persone discutevano e si agitavano. Poco dopo il cimitero diventò una bolgia di urla e litigi. Attirato dalle urla, accorse il custode che si rese immediatamente conto del pasticcio: i nomi scritti sulle croci non corrispondevano ai nomi dei defunti!
– Accidenti a lui! Misha!! – un urlo unanime si levò verso il cielo in quel tiepido mattino primaverile – Quell’ubriacone di Misha ha combinato il pasticcio!
A questo punto apparve a tutti chiara la faccenda, Misha questa volta l’aveva davvero combinata grossa: aveva scritto sulle tombe un nome al posto di un altro.
Dopo un breve conciliabolo, sbollita la rabbia, arrivarono alla conclusione che l’unico che potesse rimediare quel guazzabuglio era proprio l’artista. Si recarono a casa sua e, dopo avergli spiegato il disastro che aveva combinato, lo invitarono a porre prontamente rimedio al pasticcio. Misha sembrò sinceramente addolorato per l’accaduto, promise che avrebbe riparato allo spiacevole errore. Il giorno dopo indossò il suo inseparabile basco d’artista, prese la valigetta con i colori e si avviò di nuovo verso il cimitero.
Questa volta non aveva la sua solita aria allegra e baldanzosa, camminava con passo strascicato, con l’aria del cane bastonato, sbirciava senza darla ad intendere da una parte e dall’altra della strada, aspettava i soliti richiami che, questa volta, non arrivarono. Questa volta doveva fare a meno della…euforia creativa!

Nikita

 


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