Naturisti

by nikita


2018/07/07, 05:50



Nei mesi di luglio e agosto arrivano qui in Moldova quelli che io chiamo con simpatia i naturisti: estimatori italiani della Moldova per i classici dieci giorni di ferie. Partono dall’Italia in un caldo e umido giorno estivo con l’auto carica di prodotti alimentari e regalini vari. La meta da raggiungere è il villaggio natio della moglie nella campagna moldava.

Il nostro naturista, non appena varca il confine, sente crescere in lui un bisogno irrefrenabile di immergersi nella natura selvaggia! Quale occasione migliore se non quella di raggiungere, dopo un lungo viaggio, un piccolo e sconosciuto villaggio nella campagna moldava? Cosa non si fa per non deludere le aspettative della propria moglie!

Il programma quotidiano che l’aspetta è il seguente: sveglia al mattino al canto del gallo, colazione con il latte di capra appena munto, rapido lavaggio a torso nudo in una bacinella con l’acqua del pozzo  con i moscerini che ci sguazzano dentro per poi fare due chiacchiere fino a notte fonda con i suoceri che non sanno una parola d’italiano! Ha qualche problemino solo con la toilette situata in un buco in giardino a venti metri da casa infestato dalle mosche. Memore dell’esperienza passata, da casa si è portato, insieme al parmigiano e all’olio d’oliva, la carta “dieci piani di morbidezza”, il suo delicato deretano non sopporta la carta autoctona “dieci piani di ruvidezza”.

Dopo qualche giorno di quella vita “a contatto con la natura” il nostro amico pensa immancabilmente: “Ma come diavolo fanno questi a vivere in questo modo!”. Lo pensa ma si guarda bene dal dirlo, ha paura di indispettire la moglie che lo scruta sempre pronta a notare qualche segno di cedimento nello spirito di adattamento di suo marito.

Va tutto bene caro?

Ma certo cara, mi sento rinato! – mente lui spudoratamente.

Passano i giorni, dopo una settimana il “naturista” non ne può più dell’aia dove razzolano branchi di anatre e galline, unico panorama che ogni mattina gli si para innanzi e comincia ad avvertire il bisogno di farsi un bidè. Passa ore a studiare come sciacquarsi il deretano con un secchio d’acqua fredda tirata su dal pozzo. Al mattino si sveglia e la sera si corica sempre recitando la solita preghiera: ”Padre Nostro che sei nei cieli quanti giorni mancano alla partenza?”.

Per compiacere un po’ tutti ogni mattina esce all’aria aperta, tira su con il naso e gonfia il petto inalando una gran quantità di aria sotto lo sguardo compiaciuto dei suoceri e lancia un “Aaaaah!” di soddisfazione. La moglie butta lì la solita domanda che lui si aspetta e che arriva puntuale:

Bello qui, non ti piacerebbe viverci?

Ma certo mia cara, quando vado in pensione ci trasferiamo qui – ormai è precipitato senza ritegno nel gorgo dalle bugie, mente spudoratamente ad ogni occasione. Dal vinello che sa di aceto del suocero, alla zuppa acida preparata dalla suocera che è costretto a mangiare ogni giorno, ripete a tutti incessantemente…”buono!”…”ottimo!”.

Dopo qualche giorno di quella vita il nostro amico è sopraffatto dal disagio, pensa con struggente nostalgia al bidè di casa sua. E’ stanco di fare la pipì di nascosto nei cespugli e purtroppo, da giorni, si è bloccato e non riesce ad andare di corpo pensando al luogo non proprio accogliente dove dovrebbe espletare le sue funzioni corporali.

Arriva finalmente il giorno della partenza, partecipa con dolore al cerimoniale dell’addio, cerca di consolare la moglie piangente. Abbraccia addolorato il suocero che gli ha preparato un damigiana di cinque litri di vino con lo spunto di aceto e la suocera che ha preparato specialmente per lui un barattolo di cetrioli marinati che gli piacciono tanto.

Una volta rientrato al sicuro in patria, non appena varca la soglia di casa confida alla moglie con le lacrime agli occhi di aver trascorso dieci giorni indimenticabili.

Nikita


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