Perfetti sconosciuti

by nikita


2018/07/14, 05:57



Nelle mie passeggiate quotidiane vedo spesso ragazze molto giovani spingere carrozzini con i nuovi nati. Ragazze dall’apparente età di venti – ventidue anni che hanno già convolato a nozze. Per i ragazzi del paese delle dolci colline il matrimonio con il primo amore adolescenziale è una tappa obbligata, un passaggio tradizionale, una tappa ineludibile della loro vita, voluta dai genitori legati a una vecchia tradizione.

E così, due ragazzini senza un becco di un quattrino, spesso ancora studenti o con un lavoretto a quattro lei al mese, si ritrovano a dover programmare il futuro familiare e a occuparsi del “frutto dell’amore” che inevitabilmente viene concepito dopo trenta secondi esatti dalla cerimonia del matrimonio. In Moldova, come in ogni parte del mondo, è a questo punto che subentrano le cure, spesso letali, dei suoceri. Possono due ragazzi poco più che adolescenti occuparsi dell’educazione dei figli e nello stesso tempo provvedere al loro mantenimento? Certo che no! Ci pensano i nonni ai quali non par vero di ricominciare a trafficare con pannolini e biberon. Al mattino vedo in giro più nonne che spingono carrozzini che mamme.

Tutto procede nel migliore dei modi fino a quando il precoce matrimonio fra due giovanissimi voluto dalla tradizione e dalle suocere si consolida in un rapporto più solido e duraturo cementato da un reciproco sentimento d’amore. Spesso, purtroppo, non è così. Le statistiche moldave dicono che il 60% circa dei matrimoni finiscono in divorzio. I motivi dell’interruzione del legame matrimoniale sono tanti. Ne cito qualcuno: mancanza di un vero progetto familiare causa l’età troppo giovane, difficoltà economiche, alcolismo.

In Moldova non è un problema divorziare, niente anni di separazione, niente contenziosi legali, niente proprietà da spartire. Un mesetto ed è tutto finito. Un giudice annoiato, dietro lauta ricompensa, in pochi minuti sancisce il divorzio. La giovane coppia, all’uscita del tribunale, prendono due strade diverse: l’ex marito scompare, si dilegua, sparisce, si libera di ogni responsabilità, da ogni gravame. Lei, poverina, sola e con un bimbo o due da crescere, imbocca la strada del martirio, dell’autoflagellazione e della sofferenza, non le rimane altro che chiedere aiuto ai suoi genitori o una dolorosa emigrazione per mantenere i figli. Gli ex mariti, nella maggior parte dei casi, non rivedranno mai più i figli, il rapporto padre-figlio si interrompe all’uscita dal tribunale. Sinceramente mi è difficile comprendere questo atteggiamento di abbandono dei padri divorziati verso i propri figli, posso capire il rapporto conflittuale verso l’ex moglie, ma non quello del papà verso la prole. Trovo questo atteggiamento particolarmente crudele, cinico e incomprensibile.

Visti i considerevoli numeri dei divorzi ne consegue che in Moldova ci sono un gran numero di uomini divorziati che sovente si risposano con donne anch’esse divorziate ma con figlio/i di un precedente matrimonio. L’uomo non ha di questi problemi, i figli del precedente matrimonio sono a totale carico della ex moglie, è libero da ogni “pendenza” paterna, pronto di nuovo a inseminare senza tanti impicci pregressi.

In Moldova circolano, in relazione all’esiguo numero dei suoi abitanti, un gran numero di potenziali patrigni, di “vitreg” in lingua romena. Per una stramberia tipica della società moldava i patrigni, una volta risposati, crescono figli di altri mentre i suoi figli biologici vengono cresciuti da altri “vitreg”. E’ la versione moldava di “famiglia allargata” dove nel nuovo nucleo familiare l’allargamento è dovuto solo… ai figli di lei.

Per il motivo descritto sopra può accadere che miglia di bambini o ragazzi incontrano il padre biologico sul filobus o per strada senza riconoscerlo. Perfetti sconosciuti. Può succedere che l’uomo già avanti con gli anni si arrabbia con quel giovane maleducato, suo figlio, che sulla “rutiera” non gli cede il posto a sedere e pensa…”ma chi gli ha insegnato l’educazione?”.

Nikita


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