Però

by nikita


2018/07/02, 05:47



E’ vero che sui social si incontrano personaggi di tutti i tipi. In special modo per il sottoscritto che ogni mattina, pigrizia permettendo, ha l’ardire e la faccia tosta di scrivere di fatti e misfatti che avvengono in Moldova. A parte i vaffa che accompagnano i suoi risvegli, ogni giorno gli tocca rintuzzare le critiche dei cosiddetti “peroisti”, i professionisti del “però”. Sono amici i quali, spinti da diverse motivazioni, dopo aver letto le sue argomentazioni mattutine, non vedono l’ora di inviagli via etere il loro “però”, le loro astruse comparazioni. I “peroisti” sono una strana genia con una chiara predisposizione a fare arditi raffronti, confrontando l’inconfrontabile. Questi amanti delle stramberie, mettono a confronto con i loro “però” l’Italia con la Moldova, che corrisponde più o meno a comparare i cocomeri con le ciliegie.

Se al mattino il sottoscritto scrive che in Moldova l’alcolismo è una piaga sociale che ha prodotto nel paese non pochi problemi sociali ed economici, peraltro un problema noto a livello planetario finanche ai pescatori di merluzzi delle Isole Svalbard, salta fuori il solito “peroista” che chiosa: “Però anche gli italiani bevono!”. Una fesseria colossale dimenticando, bontà loro, che l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, mica pizza e fichi, colloca la Moldova al primo posto al mondo per consumo di alcool pro capite. Nella sciagurata classifica l’Italia figura solo al 97° posto. Nel paese delle dolci colline basta fare quattro chiacchiere con qualche donna-martire per rendersi conto dei sfracelli causati nelle famiglie dal vizio del bere.

I “peroisti” si dividono in due grandi categorie. Nella prima categoria figurano i moldavi/e residenti all’estero per motivi di lavoro. Al mattino presto tendono imboscate con i loro “però” al povero “spaghettaro” che osa scrivere in merito a problemi conosciuti e dibattuti in tutto il mondo emerso, isole comprese, che riguarda il loro sfortunato paese. Questi amici “peroisti” moldavi residenti in Italia usano il “però” come un farmaco, come un tisana medicamentosa per attenuare la loro struggente nostalgia rifugiandosi nel loro refrain preferito: “Però anche l’Italia ha lo stesso problema…tutto il mondo è paese!”. Contando sul vecchio detto del mal comune mezzo gaudio. I “però” di questi amici moldavi sono dettati più che dal raziocinio dall’amor di patria.

Alla seconda categoria di “peroisti” appartengono gli italiani che hanno una moglie/compagna moldava. Si collegano quotidianamente a FB dalle loro postazioni sparse dalle brumose valli del nord Italia fino agli assolati paesini del sud dello stivale per inviare a destra e a manca i loro “però” dopo aver letto i “pensierini” del loro conterraneo. I “però” di costoro sono bouquet di fiori, buffetti sulle guance, dichiarazioni d’amore per le loro mogli moldave. Sono dei “però” per salvare la pace familiare e farsi perdonare il loro rifiuto di mangiare quattro volte a settimana la zuppa di cavoli preparata da Tatiana. Mandare un “però” a loro non costa nulla, anche perché della Moldova hanno capito ben poco in quei dieci giorni l’anno che trascorrono nei villaggi d’origine delle loro mogli moldave, a parte le bicchierate con i suoceri e le pisciatine nei cespugli.

Infine sia consentito anche al sottoscritto un “però” per quanto riguarda la situazione politica dei due paesi. In Italia abbiamo permesso per ben venti anni di governare a un azzimato vecchietto che aveva nella sua agenda politica la “pipilica” prima del bisogno degli italiani, per poi passare ad un fiorentino che si professava di sinistra ma che in realtà era un ambidestro, fino ad arrivare ai nostri giorni dove governa chi sbaglia i congiuntivi e una volta sputava in faccia ai meridionali. I nostri ministri dovendo scegliere fra l’assegno di disoccupazione dell’INPS e quello decurtato da parlamentare, hanno optato per la seconda ipotesi. Però… (eccolo!)…la Moldova non se la passa meglio dell’Italia, sia consentito anche al sottoscritto una comparazione assurda con la promessa solenne di non farlo più. Nel paese delle dolci colline dal punto di vista politico succede di tutto, l’ultima perla al riguardo è stata l’elezione del sindaco della capitale. Nelle elezioni tenutesi qualche settimana fa è stato eletto un personaggio sgradito alla casta politico-economica che governa di fatto il paese. Non sapendo come fare per liberarsi del sindaco appena eletto, incaricano un giudice-ragazzina di annullare le elezioni con una sentenza che farebbe rabbrividire la NKVD di Stalin. La giovane fanciulla, divenuta non si sa come giudice di Corte Suprema, aveva fino al momento della sentenza un unico problema: la ricerca di qualche crema per combattere l’acne giovanile.

Nikita


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