Storie di figli lontani, la generazione “skype”

by nikita


2014/10/20, 05:43



skypeNell’aprile del 2001 ho fatto il mio primo viaggio in Moldova. Sono passati tredici anni da quella data, da quel piovoso giorno di primavera. Novello Livingstone, ero curioso di scoprire un paese per me sconosciuto. Quel giorno ero accompagnato dalla mia compagna moldava poi divenuta mia moglie.
Per nove anni i viaggi in Moldova sono state necessariamente saltuari causa il mio lavoro di insegnante. Una volta in pensione, estate 2010, mi sono trasferito definitivamente a Chisinau. Vivo da quattro anni nel mio modesto appartamento di cinquanta metri quadri insieme alla mia dolce metà.
Ovviamente fin dal mio primo viaggio non avevo conoscenza moldave, frequentavo gli amici di mia moglie, i suoi vecchi amici d’infanzia. Sono stato diverse volte ospite a casa loro apprezzando la famosa ospitalità moldava, così come loro hanno mangiato quintali di pasta a casa mia. Nel corso degli anni è nata una piacevole amicizia che conservo tutt’ora.
Da quel lontano 2001 molte cose sono cambiate, molti avvenimenti si sono succeduti, le famiglie dei nostri amici hanno subito sconvolgimenti radicali. Vorrei raccontare su queste pagine la storia di tre famiglie di nostri amici costretti a cambiare, nel corso degli anni, il loro stile di vita, a stravolgere il loro menage familiare. Ho preso ad esempio tre famiglie, ma il numero di nostri amici costretti a cambiare radicalmente il loro stile di vita è molto più grande.
La causa di questi mutamenti è sempre la stessa, comune alle tre famiglie in questione come alla stragrande maggioranza delle famiglie moldave: il bisogno drammatico di migliorare il livello di vita, di dare un futuro migliore ai propri figli. L’unica soluzione per consentire tutto ciò era ed è emigrare, andar via, abbandonare il paese, separarsi dolorosamente dai propri cari, dagli amici, da tutto.
Emigrare è il pensiero fisso dei moldavi, prima o poi, conversando con loro, si va sempre a parare in storie drammatiche di emigrazione. Raramente mi è capitato di incontrare un moldavo non interessato all’argomento.
Nel raccontare le vicende delle tre famiglie userò, per ovvi motivi di privacy, nomi di fantasia. Ma i fatti da me narrati sono veri. Dolorosamente veri.
La famiglia Tarkowski.
Moglie, marito e due figli maschi. Il figlio più piccolo, Vova, ha subito mostrato fin da bambino un talento innato per la danza, a dodici anni è partito per Vienna dove è divenuto in pochi anni un etoile. Oggi vive stabilmente a Vienna ed è un uomo di successo, torna saltuariamente a Chisinau per visitare i genitori. L’altro figlio più grande, Igor, ha frequentato l’accademia di polizia, ha fatto il poliziotto per alcuni anni. Fu costretto a dimettersi, mal si assoggettava ai “traffici” dei suoi colleghi. Ha cercato poi di fare diversi mestieri senza successo. Due mesi fa è partito anch’egli per Vienna insieme alla sua famiglia.
Oggi i coniugi Tarkowski sono rimasti soli, parlano con il loro figli e nipoti ogni sera su skype.
La famiglia Mihailov.
Moglie, marito e una figlia femmina. La figlia, Irina, ha studiato a Chisinau, dopo gli studi ha fatto diversi mestieri, ha trovato infine un lavoro presso un’agenzia turistica. Si è sposata a ventidue anni con Sasha, giovane intelligente e intraprendente. Sasha lavorava in un autosalone, vendeva macchine con un salario da fame. Dopo un anno i due ragazzi hanno avuto un bambino, Ivan. Alla fine di ogni mese c’erano problemi: affitto da pagare, le bollette del riscaldamento, la scuola del bambino. I soldi non bastavano mai. Una vita di sacrifici, di rinunce, il futuro di Ivan una dolorosa incognita. Un paio di anni fa Sasha è partito per la Bielorussia per tastare il terreno ed ha trovato subito lavoro presso un autosalone con un salario dignitoso. Un anno fa è stato raggiunto da Irina e Ivan. Oggi hanno una bella casa ed Irina ha trovato lavoro nel campo del turismo. Vivono a Minsk senza problemi.
Oggi i coniugi Mihailov sono rimasti soli, parlano con la loro figlia e nipote ogni sera su skype.
La famiglia Bodu.
Moglie, marito, un figlio e una figlia. Il figlio, Misha, dopo aver messo su un chiosco di frutta e verdura con l’aiuto dei genitori è stato costretto a chiudere perché stanco di elargire “regalini” ai visitatori quotidiani. E’ partito per Mosca dove lavora nel campo degli infissi. La figlia più piccola, Valentina, dopo aver completato gli studi nell’istituto professionale di cosmetologia ha cercato disperatamente un posto di lavoro con un salario dignitoso. Niente da fare, sempre sfruttata per quattro soldi. Si è sposata qualche anno fa con Andrei, giovane idraulico di belle speranze. Hanno avuto una figlia, Natascia. Anche per loro, scarsi salari, conti da pagare. Andrei, sfruttando le sue parentele ad Arhanghelsk, si è trasferito in avanscoperta in quella città russa per lavorare sempre nel campo degli impianti idraulici. Ha trovato casa ed ha messo su una piccola impresa. Qualche mese fa ha chiamato accanto a sé la moglie Valentina e la figlia. Valentina ha trovato subito lavoro in una salone di bellezza. Oggi vivono ad Arhanghelsk felici e contenti.
Oggi i coniugi Bodu sono rimasti soli, parlano con la fglia e la nipote ogni sera su skype.
Tre storie di ordinaria emigrazione. Tre storie dolorose di disfacimento familiare. Figli lontani, genitori rimasti soli. Quando incontriamo questi nostri amici l’atmosfera non è più quella di dieci anni fa, prima o poi un velo di tristezza si insinua nelle nostre conversazioni, gli occhi si riempiono di lacrime, la voci rotte dall’emozione. Da un lato sono felici di sapere i propri figli sistemati, dall’altro provano una grande tristezza per non avere più la possibilità di abbracciarli, veder crescere i nipotini.
Vienna, Minsk, Arhanghelsk, distanze incolmabili, viaggi troppo cari per pensionati, non resta altro da fare che aspettare. Forse il prossimo anno…forse fra due anni
Nel frattempo, si abbracciano ogni sera su skype.

Nikita


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