Tre volte Capodanno

by nikita


2016/12/31, 06:26



annonuovo1Era il 2001 ed io mi trovavo in Moldova per la prima volta per trascorrervi le feste di Natale e Capodanno. La Moldova di quei tempi non era certo quella di oggi, le influenze “sovietiche” erano ben più evidenti, la nebbia del “bolscevismo” non si era ancora diradata del tutto. Mi ricordo che il 25 Dicembre mi aggiravo a bocca aperta per la città nell’osservare che del Natale cattolico in Moldova non fregava niente a nessuno. Fu uno shock per me, abituato com’ero a considerare il Natale la festa della famiglia riunita dove nessuno poteva fare a meno del brodo con il cardone, i fritti in pastella e le lasagne.

Mia moglie da giorni si prodigava, insieme ai suoi amici, per organizzare la festa del 31 Dicembre in un baretto su strada Negruzzi. Arrivò il giorno fatidico, indossai il mio vestito buono stropicciato in valigia e ci recammo nel locale prenotato. Eravamo una ventina, tutti portarono qualcosa da mangiare, il bar forniva solo le bevande. Mi ricordo che mia moglie portò un pentolone di sarmale. Era un Capodanno al risparmio, come tutto a quei tempi, in città erano poche le luci accese, si vedevano circolare qualche Lada e Moskovic e Chisinau non si era ancora trasformata nella Disneyland di oggi.

Si creò da subito un’atmosfera di festa, un registratore diffondeva musica da ballo e tutti si scatenarono in balli di gruppo mentre il vino e la vodka scorrevano a fiumi. Io partecipavo e osservavo incuriosito quella gente strana che si divertiva come in ogni parte del mondo.

Ad un tratto, mentre la musica mi martellava i timpani, qualcuno gridò: “… s novim godom…s novim godom…” e i primi tappi di spumante vagarono incontrollati per tutta la sala. Che diavolo succede pensai! Guardai l’orologio ed erano la 23.00. Chiesi a mia moglie il motivo di quel baccano fuori orario, lei mi rispose con aria trionfante:

– E’ Capodanno a Mosca!

Ricordo che mi chiesi che diavolo c’entrava Mosca con il Capodanno moldavo. La risposta l’ho avuta anni dopo frequentando assiduamente il paese delle dolci colline.

Alle ore 24.00, in sincronia con una trasmissione in TV, festeggiammo il Capodanno moldavo con i rituali “…La multi ani… La multi ani… cu anu nou…!”. Brindisi, baci e abbracci con tutti, mentre il registratore diffondeva le note di una vorticosa hora. La gioia raggiunse il culmine mentre qualcuno cominciava a parlare con la lingua che andava per i fatti suoi e non rispondeva più ai comandi del cervello.

La festa proseguiva e ad un trattò si udì nella sala un grido. I dansatori si fermarono e guardarono verso un tale corpulento con i baffi che con un bicchiere in mano e gli occhi lucidi cercava di attirare l’attenzione urlando a squaciagola: “Buon Anno! Buon Anno!”. L’orologio segnava le ore 01.00, la mezzanotte in Italia.

Quel tale con qualche chilo di troppo, i baffi e l’aria sperduta ero io.

Nikita


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