Un italiano in Moldova

by nikita


2013/02/10, 10:00



bandieramoldavabandieramoldava2Oggi sto molto meglio del 24 giugno 2010, il giorno in cui mi sono trasferito in Moldova. A Chisinau vivo bene e ogni giorno che passa mi convinco che la mia decisione è stata quella giusta. Di tornare in Italia non ci penso nemmeno! Il perchè è molto semplice: ho imparato a non dar retta alle facili illusioni, ai falsi miti, a non pretendere troppo da un paese che può darti davvero poco. A me quel poco basta. Quel poco l’ho analizzato, vagliato, esaminato e ne ho tirato fuori il massimo possibile. Cercavo la serenità, l’ho trovata. Non era poi così nascosta, bastava cercarla bene.

In Moldova ho una casa, pochi amici, in Italia avevo tanti amici ma non una casa, pagavo la pigione. In Moldova ho scritto il libro “Un an in Moldova”, in Italia stavo per scrivere… “Le mie pigioni” facendo il verso a Silvio Pellico: i proventi sarebbero andati tutti al mio padrone di casa. Solo una questione economica? No, c’è dell’altro. Spirito d’avventura, rimettersi in gioco, ricominciare, sperimentare, imparare. Il mio futuro in Italia? Il tressette e briscola al bar con amici pensionati. No, grazie!

In Italia c’erano gli italiani, in Moldova ci sono i moldavi. Non faccio classifiche. Non potrei mai vivere “alla moldava”, nessuno me l’ha chiesto e sinceramente non mi va. Non amo le zuppe e il pesce salato. Ho un’età in cui le abitudini non si cambiano. I moldavi sono diversi dagli italiani? Bella scoperta!
Non ho la pretesa di costringere i moldavi a pensarla come me anche se a volte mi viene il desiderio irrefrenabile di prenderli a calci nel sedere. Probabilmente loro farebbero la stessa cosa a me.

Nei convivi con i moldavi ho qualche difficoltà a reggere le loro bevute. Preferiscono il bere al mangiare. La loro domanda ricorrente? “Come ti è venuto in mente di venire a vivere in Moldova?”, formulata non in questi termini eleganti. Non si capacitano della mia scelta, loro, al contrario, si ingegnano ogni giorno per trovare un modo per andar via.

La cosa che mi fa più imbestialire dei moldavi? Confondono le tradizioni con le cattive abitudini. Non potrei mai mangiare e bere sulle tombe dei miei genitori. I giovani moldavi fremono guardando a occidente, i vecchi sognano il “glorioso” passato. Il passato in Moldova vuol dire URSS, il pane a nove copechi e le gite al mare a Ciabanovka con il camion del kolkoz. L’URSS non c’è più da una ventina d’anni, molti non se ne sono accorti e vanno ancora a votare esibendo il passaporto sovietico.

Raramente ho incontrato un moldavo fiero di essere tale, preferiscono alte appartenenze etniche. In Moldova ci sono romeni, russi, bulgari, ucraini…e qualche moldavo. La Moldova è l’unico paese al mondo dove ai bordi delle strade trovi cartelli con su scritto: “La Moldova è il tuo paese”. Sono costretti a pubblicizzare l’amore per la patria come un detersivo.

L’Italia è il mio passato, la Moldova il presente. Non penso al futuro, il mio futuro ha una estensione temporale molto limitata: non più di domani mattina. Il mio cuore funziona al 35%. Mi basta per dare tutto l’amore possibile a mia moglie e mia figlia.

 

Nikita


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