Una questione di cuore

by nikita


2017/11/10, 05:43



Mi sentii male verso le due di notte. Forte dolore al petto, sudore freddo, fame d’aria. Sintomi inequivocabili. Era il 10 Novembre del 2010, sette anni fa. Mia moglie telefono al 903, l’ambulanza arrivò in pochi minuti. L’elettrocardiogramma non lasciava dubbi: infarto. Caricato di peso dentro l’ascensore con l’aiuto di due vicini svegliati in piena notte. A sirene spiegate verso l’ospedale.

All’arrivo vengo subito ricoverato in rianimazione. Il medico di turno disse a mia moglie che avevo urgente bisogno di due iniezioni di antitrobolitico dal costo di 900 euro cadauno da pagare cash. Cioè subito. Disse che serbava le due ampolle miracolose nei casi gravi e che non era facile trovarle, facendo passare una pratica medica come un favore. Mia moglie disperata con io che avevo un piede nella fossa accettò il vergognoso mercimonio.

Capitò che proprio in quei giorni non disponevamo di tale somma, il nostro conto in banco era vicino allo zero. Comunque il medico, con un ammirevole slancio di generosità, con il sottoscritto che stava per esalare l’ultimo respiro, disse che mi praticava le iniezioni e avrebbe aspettato fino al pomeriggio del giorno successivo. Mia moglie garantì che avrebbe pagato la somma richiesta. Il medico, bontà sua, si fidò.

In quella notte un paio di volte si è avvicinò al mio letto una signora coperta con un drappo nero e una falce in mano dall’aspetto lugubre. Capii che non era lì per mietere il grano. Mi parlò in un orecchio, mi invitava ad andar via con lei, a lasciare il mondo dei vivi. Io testardo rifiutai dicendo che nonostante tutto volevo rimanere ancora un po’ in questo schifo di mondo popolato da medici avvezzi a vendere i farmaci a caro prezzo sfruttando la disperazione di gente che stava per morire.

Spuntò l’alba del nuovo giorno, mia moglie si mise subito alla ricerca di qualche amico italiano in grado di prestarci i 1800 euro. A dire il vero all’epoca non conoscevo molti connazionali. Mia moglie ne contattò qualcuno. Gli interpellati rifiutarono con gran dolore adducendo vari motivi.

Gli unici che misero a nostra disposizione i loro magri risparmi furono amici moldavi. Ricordo in particolare una famiglia che lottava quotidianamente per affrancarsi dalla povertà: lui faceva un lavoretto a quattro soldi al mese, lei la donna di servizio, misero a nostra disposizione 100 dollari che avevano da parte per ogni evenienza. Gli amici moldavi in molti ci offrirono quel poco che avevano. Ovviamente mia moglie rifiutò e ringraziò fino alle lacrime.

Dopo varie peripezie mia moglie trovò la somma necessaria: un personaggio di cui non svelo il nome mise a nostra disposizione il denaro senza batter ciglio, senza una vera garanzia, disse che mi conosceva e questo gli bastava. Un personaggio di grande umanità e generosità che avrà sempre la nostra eterna riconoscenza. Dopo pochi giorni restituimmo il denaro.

Restai ricoverato in rianimazione per nove giorni, un record a quanto mi dissero. Ricordo che il giorno dopo del mio ricovero, mentre ero sdraiato sul letto più morto che vivo si avvicinarono due dottori del reparto: la direttrice e il medico che commerciava sulla pelle dei pazienti. Parlavano fra loro in romeno. Non sapevano che io capivo la lingua. Il medico galantuomo, quello delle iniezioni, disse sottovoce:

– Questo non ce la fa! – rivolto verso di me, la collega approvò con un cenno del capo.

Io, con gli occhi chiusi, senza darlo a vedere, di soppiatto, mi grattai sotto le lenzuola i gioiellini di famiglia.

Dopo la mia “resurrezione”, a dispetto di tutti, fui trasferito al reparto di Cardiologia dove rimasi per altri diciotto giorni. Tornai a casa un giorno d’inverno con la città ammantata di neve, c’era un freddo pungente ma per me era una radiosa giornata di primavera. A casa fui assistito amorevolmente da mia moglie e mia figlia. Riuscii caparbiamente a sopravvivere. L’amore a volte fa miracoli straordinari! Ma alcune domande ancora oggi mi tormentano. Una fra tutte: se mia moglie rifiutava la generosa offerta di quel medico cosa sarebbe successo?

Ognuno tragga da questa storia l’insegnamento che vuole.

Nikita


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