Una signora fra i rifiuti

by nikita


2014/10/22, 05:26



spazzaturaOgni mattina vado sempre a buttare la spazzatura. E’ un impegno quotidiano che mi è stato assegnato d’imperio da mia moglie a cui non posso sottrarmi. Io e mia moglie siamo i più grandi produttori di spazzatura del quartiere ed ho il fondato sospetto di essere ai primi posti anche nella classifica nazionale; produciamo una grande quantità di spazzatura, ogni giorno una busta piena.
Un mio compaesano italiano di cui non faccio il nome per pudore, afferma che la ricchezza di un paese si misura non dal suo PIL o dalla quantità di petrolio, di gas naturale che giace nel suo sottosuolo ma bensì dalla produzione di spazzatura: un paese più spazzatura produce, più è ricco. Quindi secondo la teoria enunciata sopra noi siamo una famiglia benestante, che sfiora la ricchezza.
A pensarci bene la teoria di quel mio conterraneo non è poi così bislacca: se prendiamo ad esempio una famiglia povera, ebbene, siccome è povera, ha poco da mangiare, quel poco che ha lo mangia tutto, non butta via niente. Quindi produce poca o non produce affatto spazzatura.
Una famiglia ricca invece compra molti prodotti, molto cibo, più del necessario, si sazia fino all’inverosimile tanto da buttar via quello che avanza, produce molti avanzi che butta nella spazzatura. Quindi è una famiglia ricca, sempre secondo la teoria testé illustrata.
Ma tornando al mio “incarico” quotidiano, al mattino incontro nello spazio adibito a raccolta di rifiuti sempre le stesse facce, sempre gli stessi soggetti malvestiti, sporchi, con chiari segni di sbornia intenti a fare la quotidiana “raccolta differenziata”. Ma una mattina rimasi veramente basito nel vedere lei, una signora anziana con un sacchetto in mano che se ne stava lì in un angolo, sembrava aspettasse qualcuno. Era vestita con un vestitino leggero a fiori, pulita, i capelli color argento ben pettinati e un filo di rossetto sulle labbra. Aveva un portamento fiero, non era la solita barbona.
Nel vedermi ha fatto qualche passo per venirmi incontro. Aveva un’aria seriosa, austera. Mi ha rivolto la parola in russo. Io, sorpreso, ho balbettato qualche parola in romeno. Nell’avvicinarmi ho fatto il gesto di buttare il sacchetto, lei ha sollevato una mano come per dire… “piano, non lo gettare”. Ho capito e l’ho solo appoggiato delicatamente sul mucchio della spazzatura. Mi sono subito girato girato per andar via, mi sentivo a disagio, in grande imbarazzo, non volevo osservarla mentre rovistava nella spazzatura. Ho fatto pochi passi e la curiosità ha prevalso: mi sono girato ad osservarla.
Lei aveva già aperto il mio sacchetto, per un momento ha alzato la testa e ha guardato verso di me, forse si sentiva osservata, nei suoi occhi c’era rassegnazione, dolore, ma anche una grande dolcezza. Per un attimo, solo per un attimo, mi è sembrato di vederla sorridere. Mi sono allontanato con un peso nel cuore.
Ho pensato a quella signora a lungo, e tante volte mi sono chiesto chi fosse, se aveva figli, dov’erano i suoi nipoti, se i suoi figlioli sapevano. Forse era una pensionata? Una ex insegnante? Ne ho parlato con mia moglie, ci siamo ripromessi di aiutarla in qualche modo quando l’avremmo rincontrata.
Non l’abbiamo più rivista.

Nikita


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