Una stradina sterrata chiamata Yury Gagarin

by nikita


2012/11/23, 10:00



sugoDovevo far visita a mia suocera che vive in un piccolo villaggio sulla strada che congiunge Chisinau a Soroca. Il giorno prima della mia visita, programmata da tempo, mia suocera mi telefona:
– Prepara un po’ di più di quel sugo al tonno per la pasta come sai fare tu. Mi raccomando, fanne un bel pentolone! Il giorno dopo parto con un pentolone di sugo nel portabagagli, preparato con olive, tonno, capperi e alici. La passione dei miei suoceri!

Arrivato al villaggio, imbocchiamo la stradina Jurj Gagarin, un nome roboante per una stradina polverosa in un angolo sperduto della Moldova. Dopo i saluti di rito, la passeggiata nell’orto, si apparecchia la tavola.
– Quanti spaghetti metto a cuocere?», domando alla padrona di casa.
– Un chilo dovrebbe bastare!
– Un chilo? Per quattro persone? – ribatto io meravigliato.
– Non ti preoccupare, fai come ti dico – risponde serafica mia suocera.

Verso la pasta in un grande pentolone d’acqua in ebollizione, dopo qualche minuto la scolo fumante ed aggiungo la salsa al tonno, una bella rimescolata e… uuhhmm… si diffonde un bel profumino, un’autentica delizia per gli occhi e per il palato. Uno spettacolo!
Mia suocera prepara quattro piccoli vassoi e li riempie di pasta fumante:
– Questo per Boris, questo per Vera, questo per Nicolaj, questo per Galina!
– Ma chi sono costoro? – domando io.
– I vicini di casa – mi dice mia suocera con un largo sorriso sulle labbra.
Con i quattro vassoi di pasta fumante i miei suoceri escono di casa, percorrono il vialetto sterrato e ad ogni porta urlano:
– Nicolaiii …, Boriiiis …, Veraaaa …, Galinaaa …!!
Gli usci si aprono e visi sorridenti fanno capolino. Un corale… oooh!… di meraviglia alla vista di quei spaghetti fumanti.
– Sono macarone italiani! – annuncia con fierezza mia suocera.
– Macarone italiani? – esclamano meravigliati i vicini.
– Sì, li ha cucinato il mio genero.

I vicini mi guardarono come un extra terreste appena sbarcato dalla navicella spaziale. In un attimo, quella stradina polverosa di uno sperduto villaggio della Moldova, si anima. Tutta quella gente sul portico con quei vassoi di pasta cucinati da un italiano sconosciuto! In quella stradina polverosa, lontana mille miglia dal mondo, abitata da anziani soli e malati, un semplice piatto di pasta, porta un po’ di felicità e serenità.

Da lontano osservo la scena. Non dimenticherò mai il vecchio Nicolaj, con suo vassoio di pasta e gli occhi pieni di lacrime, quando sussurrò con la voce rotta dall’emozione:
– Grazie Julia Fiodorovna che ti sei ricordata di me!
Il vecchio Nicolaj, ex insegnante della scuola del villaggio, viveva solo da tempo, i figli avevano lasciato il villaggio per cercare lavoro a Chisinau e la moglie era morta qualche mese prima.
Quel pomeriggio, di tanto in tanto, si udiva bussare all’uscio di casa, erano Nicolaj, Boris, Vera, Galina che portavano doni. Quel poco che avevano in casa: una bottiglia di vino, un bottiglia di samagonca (grappa) fatta in casa, dieci uova. Tutti mi hanno abbracciato e ringraziato. Tutti hanno stampato tre sonori baci sulle mie guance arrossate dall’emozione:
– Buono, buonissimo, complimenti! Devi venire a trovarmi!.
Un pomeriggio indimenticabile, in quella stradina polverosa di un piccolo villaggio sperduto della Moldova.
Una stradina chiamata Jurj Gagarin.

 Nikita 


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