Vivere e morire in Moldova

by nikita


2015/11/23, 06:42



morteIndro Montanelli diceva di non aver paura della morte, ma di morire. Non vorrei tediare avventurandomi in un discorso macabro ma, vista l’età non proprio di primo pelo, ne posso parlare con cognizione di causa. Il tono lugubre non mi si addice, preferisco trattare l’argomento con uno stile che mi è più congeniale.
Ci sono diversi modi per lasciare il mondo dei vivi, il più diffuso è senza dubbio quello di morire di vecchiaia o, in second’ordine, di malattia. Spesso i due modi coincidono. Scegliere il modo di lasciare le sciagure di questo mondo è un privilegio di pochi, possiamo scegliere come vivere ma non possiamo scegliere come morire. Però, chi ha deciso di vivere in Moldova ha molte più probabilità di morire in modo strambo. Ma non riesco a pensare a questa opportunità come ad un privilegio. La vita per un italiano in Moldova ha molti aspetti insoliti che arrivano fino… alle sue fasi finali.


Leggendo la cronaca dei giornali mi sono accorto che in Moldova si può morire a causa di eventi non proprio frequenti in altre latitudini, penso ad esempio, tanto per citarne alcuni, essere investito sulle strisce pedonali, annegato in una pozza d’acqua piovana o nell’incendio del tuo appartamento. Qualcuno obietterà che si può morire così in tutto il mondo. Non è proprio così. E’ una questione di percentuali. Quante possibilità ha un ragazzo italiano o francese di morire annegato in una pozzanghera? La possibilità c’è, ma è remota. In Moldova invece sono in molti a morire annegati nei mesi estivi nel laghetto vicino casa. Muoiono in centinaia, ogni anno, di ogni età, nell’indifferenza generale, un numero altissimo considerando che la Moldova non ha sbocchi al mare e non ha spiagge assolate. Io sicuramente non sarò fra questi, non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello prendere un bagno in un laghetto dalle acque fredde e inquinate. Poi, cosa non marginale, conosco fin dall’infanzia la famosa legge delle tre ore, quella cioè di aspettare tre ore prima di prendere un bagno. Una legge sconosciuta da queste parti.
Lo scheletro con il mantello nero e la falce miete molte vittime nel paese delle dolci colline anche mentre attraversano la strada sulle strisce pedonali. In Moldova il rischio di venire investito sui passaggi pedonali è altissimo, leggo quotidianamente sui giornali locali incidenti in tal senso. Avvengono quasi sempre di notte, le cause sono da ricercare nella scarsa illuminazione delle strade e nell’alto numero di autisti reduci da bevute con gli amici. La notte non attraverso strade, preferisco attraversare la linea di demarcazione fra la veglia e il sonno nel mio letto languidamente sprofondato sul mio materasso in lattice. Io, se proprio sono costretto, attraverso le strade di giorno prendendo mille precauzioni: indugio a lungo sul marciapiede guardando bene a destra e sinistra, raccomando l’anima a Dio o al diavolo e aspetto altri compagni di sventura che hanno deciso di sfidare la sorte come me. Poi, come un gruppo di impavidi combattenti decisi a vendere cara la pelle corriamo a perdifiato con il cuore in gola per raggiungere l’altro marciapiede sperando di farla franca. Non posso sapere comunque se il tale che sta per sopraggiunge a bordo della sua BMW pagata con i soldi presi a prestito dal suo “cumetru” non ha bevuto qualche bicchierino di troppo. Una lugubre roulette russa dagli esiti incerti. Non è raro vedere sui marciapiedi festini improvvisati da coloro che sono riusciti ad attraversare sani e salvi.
Altro modo non molto in uso in altri paesi di lasciare il mondo dei vivi è soffocare in un incendio divampato nel tuo appartamento, non è una eventualità tanto remota, la notizia di appartamenti, ristoranti, locali in genere che prendono fuoco all’improvviso riempie le cronache di tutti i media. Le causa è quasi sempre un cortocircuito. Gli impianti elettrici in Moldova hanno tutti un che di provvisorio, non sono stati concepiti per durare a lungo. In ogni appartamento, pianerottolo, androne, ci sono fili aggrovigliati che penzolano dappertutto. Gli elettricisti moldavi di qualche anno fa non usavano dotare gli impianti di messa in sicurezza, semplicemente collegavano il punto A al punto B con un filo fissandolo con qualche chiodino. Il risultato era un groviglio di fili scoperti da far paura. Con il passare del tempo i fili si logorano, et voilà, il cortocircuito è servito! Per questo quando sento puzza di bruciato in casa mi vengono i brividi, fin’ora si è trattato sempre di una pentola di sugo dimenticata sul gas.
Questi sono i tre modi di lasciare questo mondo che mi auguro di evitare, anche se vivere in Moldova purtroppo mi espone a questo rischio. L’inusuale, l’originale, l’inconsueto, mi affascinano, ma se si tratta di morire preferisco la banalità.

Nikita


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